La formula playstation riscopre la paura

Gp Montecarlo: il talento messicano Perez (contratto Ferrari) ha rischiato la vita nel
punto che tradì Wendlinger e Button nel passato Alonso: "Da anni c’è
pericolo". Massa: "Qui è concesso quello vietato altrove". Webber: "Lavoriamo con la federazione"

nostro inviato a Montecarlo

Millenovecentonovantaquattro. È il Gran premio che segue la tragica Imola di Senna e Ratzemberger. I piloti si riuniscono compatti a Monaco e ricordano i colleghi scomparsi. Poi inizia il lungo week end di gara e uno dei giovani talenti del tempo, razza Schumi si narrava allora, Karl Wendlinger, perde il controllo all’uscita del tunnel, carambola e va a sbattere con la fiancata contro lo spartitraffico della chicane. Vivo, però in coma. Vivo, però carriera in F1 finita. Nove anni dopo è il duemilaetre, Jenson Button corre per la Williams, ama Monaco, ci vive, l’uscita del tunnel lo tradisce e va più o meno a finire nella stessa maniera: per lui commozione cerebrale, qualche notte in ospedale e carriera non finita. Carriera ancora luminosa. Questione di fortuna.

Questo per dire e raccontare che in diciassette anni due incidenti in quel punto; questo per sottolineare che in due giorni di motori accesi, stavolta, tre incidenti in quel punto: giovedì Vitantonio Liuzzi su Force India; ieri mattina Nico Rosberg su Mercedes; ieri pomeriggio, a due minuti dal termine del Q3, Sergio Perez, 21 anni, il talento messicano sotto contratto Ferrari ma in prestito alla Sauber. Fotocopiata la sequenza: tunnel, dosso, il posteriore della Sauber che scappa via e con esso scappa via tutto a 280 km/h. Un primo impatto sul guard rail, poi quello devastante, decelerazione da 130-140 all’ora a zero in un niente, contro il solito spartitraffico però più imbottito di protezioni rispetto al passato, però mai abbastanza.

Stavolta la formula playstation non restituisce il pilota virtuale che zampetta fuori dall’abitacolo, si spolvera la tuta e torna al box firmando autografi. Nulla di tutto ciò. Stavolta il casco di Perez resta immobile nell’abitacolo, il peggior segnale nel mondo che corre a trecento all’ora. Seguono venti minuti di paura, di teli bianchi a celare le operazioni di soccorso, minuti di un papà con camicia a righe bianche e blu prigioniero nei box. Un papà che in fondo è il primo a far capire a tutti che va molto meglio di quel che sembra perché chi ha visto suo figlio gli ha fatto sapere che il ragazzo sta bene, ha anche parlato. Per Sergio solo una grande botto, lo svenimento, la commozione cerebrale, una contusione alla coscia destra, una notte in ospedale e tre parole inascoltate prima di essere sedato: «Voglio correre domani».

Qualcosa non va. La generazione dei piloti playstation cresciuta convinta che questo sport sia pericoloso solo quando interviene l’imponderabile - tanto si sentono tutti sicuri dentro telai blindati - ha scoperto che la F1 è pericolosa. Tuona Alonso quando dice «è successo per una combinazione di fattori, ma sono anni che quel punto è pericoloso, c’è come un dosso, e ora che l’aerodinamica è così importante (è stato ricreato un effetto suolo, ndr) se la macchina sobbalza si può perdere il flusso dell’aria nel diffusore e allora il posteriore ti parte via... Va migliorato l’asfalto». Tuona ancor di più Massa: «Lo diciamo da anni che quel punto è pericoloso, non è il primo incidente, ricordate Button? La verità è che ciò che in altri posti non sarebbe permesso, qui viene concesso. Evidentemente va bene così». Più diplomatici gli altri, ma Button è con Alonso: «Sono stati fatti molti progressi rispetto al mio incidente, per esempio lo spartitraffico è stato arretrato, però il dosso va tolto per l’anno prossimo, perché noi dobbiamo poter tornare qui con la gioia di correre. Quanto alla modalità di entrambi gli incidenti, credo che, ora, con i diffusori e l’aria soffiata sotto, quando la macchina sobbalza ti può scappare via... E meno male che la Fia ha tolto i rallentatori davanti al guard rail dopo il botto di Rosberg... sennò quello di Perez avrebbe potuto essere peggiore». E Webber: «Noi piloti dobbiamo metterci subito al lavoro a stretto contatto con la Federazione».

Game over per la formula playstation. I piloti hanno scoperto che in F1 sono tornate le minigonne. Perché se Monaco fa paura, forse, adesso, spaventano ancor di più le pazzie dell’effetto suolo. Ricordate Gilles Villenueve? Ricordate Didier Pironi? Ecco quelle storie lì.