Fornacelle, il lato insolito di Bolgheri

Fornacelle, costa Toscana, denominazione di Bolgheri. Prende nome dalle fornaci che un tempo si trovavano dove ora invece la famiglia Billi-Batistoni fa vini da quattro generazioni, con un piglio che però solo Stefano Billi e la moglie Silvia hanno dato negli ultimi due anni, impiantando nuovi vitigni scelti in base alle caratteristiche del clima e del suolo (il cosiddetto terroir). Il risultato sono vini semplici e buoni, con una forte identità: in questo contano molto l'amore e il know how della coppia e del loro enologo Fabrizio Moltard. Sei i vini, non molti ma nemmeno pochi visto che provengono da 15 ettari nei quali trova spazio anche un uliveto. Le bottiglie totali sono 50mila, tutte stile bordolese. Da un lato ci sono tre classici, dall'altra tre cru (tutti Igp) con copertine di artista. Uno di questi ultimi il vino che ci ha colpito di più: il Foglio 38 (come la registrazione catastale dei vigneti), un Cabernet Franc in purezza che fa 18 mesi di barrique e poi 12 di riposo in bottiglia e ne esce elegante, sinuoso, con profumi di frutti rossi, gelso, e una balsamicità che è una brezza di aria di mare. In bocca è pieno ma con tannini assai composti. Ha un solo difetto, ahinoi: è prodotto in solo 900 bottiglie ogni anno (e nemmeno sempre). In alternativa c'è l'Erminia, un Merlot in purezza che fa 18 mesi di barrique e ha nelle note di macchia mediterranea che innervano una trama fruttata il suo punto forte. Il terzo vino d'artista è l'Igt bianco che prende nome dall'azienda: un blend di Fiano e Semillon che fermenta in legno e poi fa solo acciaio. I due vitigni donano da un lato freschezza e sapidità e dall'altro un po' di stoffa. I tre classici sono tutti dop: lo Zizzolo Bianco a base Vermentino (lo zizzolo è il nome locale per lo giuggiolo), lo Zizzolo Rosso (Merlot e Cabernet Sauvignon) e il Guarda Boschi (un Superiore da uve Merlot, Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon, cioè taglio bordolese classico).