Da Fornaroli a Perticone, i voti di un anno sciagurato

(...) Lucchini, voto 3. Lo convocano anche in Nazionale, ma resta Lucchini anche con la maglia azzurra.
Martinez, voto 5,5. Nella prima partita sembra un fenomeno e ti chiedi come mai il Brescia penultimo l’abbia lasciato andare. Nella seconda la domanda si affievolisce, alla terza ti spieghi perchè il Brescia penultimo l’ha lasciato andare.
Messina, senza voto. Solita presenza con il Debrecen, solita fine.
Perticone, senza voto. Questo è ancor più inspiegabile: lo comprano a gennaio, non gli fanno mai giocare nemmeno un minuto, poi lo mandano in panchina solo a Catania e contro il Brescia. O è scarso lui o è scarso chi non lo prova nemmeno.
Volta, voto 6. Parte benissimo, finisce malissimo. Eppure, anche umanamente, è uno su cui ricostruire.
Zauri, voto 4,5. Le prime partite sono da 2. Il voto migliora grazie a un discreto finale di stagione.
Accardi, voto 3. Ricordo che alcuni osservatori e commentatori lo volevano in Nazionale. Detto tutto.
Cacciatore, voto 4. Mi avessero detto che l’avremmo rimpianto, non ci avrei mai creduto. L’abbiamo rimpianto.
Rossini, voto 5. Solita partita con il Debrecen e cinque panchine. Doveva essere un quasi titolare ed era una grande promessa. Nè uno, nè l’altro.
Stankevicius, voto 6. Due presenze e nemmeno malaccio. Sono sempre i migliori quelli che se ne vanno.
Ziegler, voto 6. A gennaio, spiegavano che non bisognava farlo giocare perchè si sarebbe impegnato di meno, dato che aveva già le valigie pronte. Francamente, si è impegnato più di tanti altri. Svizzero.
Sammarco, voto 3. Titolare nella partita inutile di Budapest e quattro volte in panchina prima di partire. Non sono sempre i migliori quelli che se ne vanno.
Dessena, voto 4. Eterna promessa. Mai mantenuta.
Guberti, voto 7,5. È l’unico che, dopo la partenza di Cassano, ci mette un pizzico di qualità. In più segna sei reti, fra Coppe e campionato. Insomma, dovrebbe diventare il leader della squadra. E, ovviamente, nel mondo all’incontrario della Sampdoria, lo tengono spesso e volentieri in panchina.
Koman, voto 4. Parte benissimo, continua malissimo, finisce in tribuna.
Krsticic, voto 7. La sua è la storia più bella dell’anno blucerchiato. Vince contro la malattia e vince anche in Primavera. Si merita la partita di Budapest contro il Debrecen e due panchine: una in Coppa Italia contro il Milan e una in campionato a Napoli.
Oliviero, senza voto. In panchina a Budapest.
Mannini, voto 6. Solo e unicamente per il gol contro il Brescia, talmente bello da cancellare tutto il Mannini dell’anno. Che sufficiente non è.
Obiang, voto 6. Parte addirittura titolare in alcune partite e promette davvero bene. Forse è il motivo per cui, da un certo punto in poi, sparisce dai tabellini blucerchiati. È uno di quelli che speriamo di rivedere.
Padalino, voto 7. Non è un fenomeno, non lo è mai stato, ma si impegna. Era ai Mondiali con la Svizzera, ma Di Carlo prima e Cavasin poi non lo vogliono vedere nemmeno in fotografia. Totalizza otto panchine in tutto l’anno e due presenze. Nella seconda, in particolare, gioca davvero bene per quei pochi minuti in cui sta in campo. Ma si infortuna subito. Ma, forse, giocare poco nella Sampdoria di quest’anno è più un merito che un demerito.
Palombo, voto 4. Un Angelo caduto in volo.
Poli, voto 3. Ma è lo stesso dell’anno scorso?
Semioli, voto 3. Desaparecido. Fuoriclasse degli studi medici.
Tissone, voto 6. È vero, a Catania si fa espellere stupidamente. Ma, almeno, lotta fino alla fine, con più personalità di altri presunti leader.
Biabiany, voto 5. Fino alle ultime due partite è da 3, nelle ultime due è da 7. Certo non da 7 milioni di euro per cui è stato valutato.
Maccarone, voto 3. Maccarone, m’hai provocato e io te distruggo. (PS Ma se i tifosi avessero infierito meno su di lui, forse avrebbe dato di più).
Macheda, voto 4. Fenomeno stile Manchester United con l’Udinese in Coppa Italia. Poi si adegua alla Samp.
Pozzi, voto 5,5. Alla fine è l’unico che segna e quindi meriterebbe molto di più. Ma passa troppo tempo a buttarsi per terra o a protestare chiedendo rigori per guadagnarsi la sufficienza.
Zaza, voto 6. Almeno ci mette impegno, in due presenze e tre panchine. Poi è un altro che passa direttamente dal campo al dimenticatoio.
Cassano, voto 3. Sbaglia la giornata a Brema e sbaglia la giornata a Bogliasco. Sono le due svolte negative dell’anno doriano.
Fornaroli, voto 6. Due panchine e una presenza. Entra cinque minuti e quasi segna. Meglio di Maccarone, Marilungo e Macheda messi insieme.
Marilungo, voto 3. Di lui si ricordano i pugni dati alla panchina ogni volta che viene sostituito da Di Carlo. Valessero per la classifica marcatori, sarebbe capocannoniere.
Pazzini, voto 4. Obiettivamente, quest’anno, finchè è a Genova sbaglia (quasi) tutto quello che c’è da sbagliare.
Di Carlo, voto 3. La sua Samp è la squadra più brutta persino con Cassano e Pazzini.
Cavasin, voto 5. Ho scritto che era l’allenatore sbagliato prima ancora che arrivasse. Ma, almeno, alla fine, la squadra ha un’anima.
Garrone (famiglia), voto 1. Sbagliano tutto lo sbagliabile. Ma nei nove anni precedenti erano stati da dieci. Da non dimenticare. Positivo l’ingresso in squadra di Vittorio.
Tosi, voto 2. Per anni era uscito dal giro. Facile capire perchè.
Gasparin, voto 4. Lascia la barca in mare aperto quando la navigazione sembra tranquilla. Ma il monsone è già all’orizzonte.
Guastoni, voto 0. Capo del comitato strategico. Nomen omen.