Come fornire un alibi alla sinistra per «sgonfiare» la folla di Roma

Abbiamo partecipato alla manifestazione del 2 dicembre a Roma e possiamo dire con la massima sicurezza che si è trattato di un evento eccezionale che ha unito persone di varie idee politiche e di vari ceti sociali in un unico corteo che cantava in coro l’inno di Mameli e che contestava solamente il fatto che la Finanziaria concepita da questo governo distruggerà i bilanci delle famiglie. In questo corteo, che è riuscito a far ammettere a esponenti della sinistra che eravamo «gente vera» che non doveva essere ignorata, c’erano anche persone dell’Udc che criticavano il comportamento dei loro leader e che erano ben felici di appartenere alla Cdl. Eravamo in piazza (molti come noi per la prima volta) perché sentivamo la necessità di far capire la nostra esasperazione davanti all’atteggiamento di un presidente del Consiglio che, dall’alto della sua convinzione di infallibilità, ritiene di imporre a tutti gli italiani una «felicità» che è tale solo per lui. L’unica cosa che veramente ci dispiace è constatare che i Casini, Cesa, ecc., dopo averci fatto perdere le elezioni con le loro polemiche e il desiderio di visibilità, sono riusciti a fornire un alibi alle sinistre meno ragionevoli per ignorare l’effetto di una manifestazione stupenda e appigliarsi alle divisioni della Cdl per sostenere che le loro tesi sono giuste (è bastato sentire Boselli, Castagnetti e Diliberto a Porta a Porta).