Foro Italico, no alla colata di cemento Lo stadio del tennis non sarà invasivo

Internazionali di Tennis 2009, tramonta il mega-progetto in cemento armato di Veltroni. Al suo posto è in arrivo una sovra-struttura leggera e temporanea in vetro e acciaio, per portare la capienza dello stadio al minimo (10.500 posti) previsto dai regolamenti dei circuiti internazionali, in attesa di un progetto definitivo, sempre “leggero”. Sono i primi passi per la nuova mappa del complesso del Foro Italico, che vedrà la luce in tempi brevi. Per il futuro, infatti, dal governo nazionale arriveranno a sostegno i fondi per la celebrazione del 150° anniversario dell’unità d’Italia (2011).
Fabio Rampelli, architetto, deputato del Pdl, membro della commissione cultura alla Camera, come giudica la soluzione architettonica che si va delineando per il Centrale del tennis e per il Foro Italico?
«Sono pienamente d’accordo con quanto è emerso dal summit dei giorni passati fra Coni, Comune di Roma, Federazione italiana tennis: niente copertura e temporaneità della struttura. Si sta lavorando per diminuire ulteriormente l’impatto del nuovo impianto. Niente a che vedere con il mostro in cemento armato, sotto cui la precedente amministrazione aveva pensato di soffocare lo stadio».
Il progetto sponsorizzato da Veltroni era in uno stato molto avanzato, a un passo dalla conclusione...
«Sì, infatti ancora oggi in tutta l’area sono ben visibili gli scavi. La precedente amministrazione comunale aveva un’arroganza senza precedenti. Nessun dialogo, nessun confronto culturale».
E per quanto riguarda i Mondiali di nuoto 2009?
«Innanzitutto ribadisco che per ospitare i campionati del mondo andrebbero benissimo due strutture temporanee smontabili, come quelle dell’edizione 1994. Comunque né i Mondiali né gli Internazionali possono rappresentare il pretesto per sfigurare le architetture di un complesso unico al mondo. In realtà condividendo l’ultima proposta con Fit e comitato Mondiali abbiamo dimostrato che tutto si può fare nel rispetto della ricchezza del Foro. Resta misteriosa la ragione per cui, mentre noi contestavamo la città dello sport di Tor Vergata, altri hanno consentito a Veltroni di mettere in cantiere il progetto di Calatrava, un costo salito in poco tempo da 140 milioni di euro a 750 e destinato a toccare il miliardo. E comunque lì non si svolgerà neppure una gara di nuoto...».
E i soldi spesi finora?
«Sarebbe giusto augurarsi un’indagine della magistratura contabile, per capire chi e perché abbia sbagliato».
Resta il fatto che il Foro Italico ha bisogno di interventi urgenti, dopo decenni di incuria. Quando arriveranno i soldi? «Il governo di Roma e quello nazionale stanno mettendo in campo la ristrutturazione dell’area e il più grande progetto urbanistico del secondo dopoguerra, con l’aiuto dei finanziamenti per il 150° anniversario dell’unità d’Italia del 2011. La Casa della scherma sarà finalmente liberata dalla caserma dei carabinieri e ospiterà il museo dello sport, l’ostello della gioventù sarà rimesso a norma, il Palazzo delle terme tornerà all’originaria bellezza, come la fontana della Sfera, i viali, i mosaici. Restauri ovunque, che coinvolgeranno anche le foresterie e il palazzo H. Vogliamo riqualificare anche Tor di Quinto e lo stadio delle Aquile e realizzare degni approdi sul fiume. Tutto in coerenza con il piano regolatore che nessuno in questi anni ha sfruttato adeguatamente, occupato com’era a trasferire cemento a milioni di mc fuori da ogni previsione».