«Forse un comando sbagliato ha spento il secondo motore»

Una distrazione o una valvola difettosa non avrebbero permesso il regolare afflusso del carburante

nostro inviato a Bari
Forse il carburante non è arrivato davvero ai motori. Ma non perché fosse finito o perché fosse inquinato, bensì per il guasto dell'impianto di distribuzione o per un errore del pilota. Nelle ipotesi che ruotano intorno al disastro dell'Atr 72 Bari-Djerba ora si punta su un intoppo nel passaggio del cherosene da un serbatoio all'altro. La pista principale dell’inchiesta dell’Ansv ora si concentra su un possibile malfunzionamento dell' impianto carburante o dell'impianto di lubrificazione, gli unici due ipotetici guasti che potrebbero avere causato lo spegnimento di entrambi i motori che, teoricamente, avrebbero potuto essere riavviati anche durante il volo.
Sandro Fedeli, pilota di esperienza trentennale e oggi istruttore di volo ad Alghero, prova a ricostruire una possibile dinamica dei fatti: «Innanzitutto i motori si sono spenti entrambi e già questo è raro. E che tutti e due siano andati in blocco per lo stesso motivo, cioè il carburante annacquato, è ancor più impensabile. È possibile, invece, che uno dei due motori abbia avuto un guasto e che si sia spento e che il pilota abbia commesso un errore nell’azionare il comando per trasferire il cherosene da un serbatoio all'altro, provocando il blocco del secondo motore». La teoria dell’errore nell'apertura delle valvole che consente di passare il carburante da un serbatoio all'altro in caso di blocco di uno dei motori è una delle possibilità prospettate anche da Antonio Castellani, titolare della cattedra di impianti aeronavali della facoltà di ingegneria della Sapienza di Roma e perito durante il processo per la strage del Dc9 Itavia a Ustica: «Se il cherosene fosse stato inquinato i problemi si sarebbero verificati subito. Invece l'aereo ha volato per quasi un'ora prima di cadere». E l'ipotesi sarebbe avvalorata da altri elementi. Il carburante, infatti, esce dalle raffinerie certificato, poi quando arriva negli aeroporti viene controllato nuovamente. Trasferito nelle cisterne l'operazione viene ripetuta ancora. Non è impossibile che venga inquinato, ma le compagnie petrolifere tendono a escludere questa possibilità.