"Forse è un ex tossico, nei capelli le tracce restano molto tempo"

Carlo Giovanardi: "La privacy è stata garantita, non possiamo divulgare nomi. Ora il Paese sa che le Camere non sono fumerie d'oppio"

Roma - Carlo Giovanardi è soddisfatto dei risultati del suo test?
«Certo».

Ed è vero che non conosce il nome del solo risultato positivo?

«Come potrei conoscerlo?».

Secondo lei cosa è successo? Sul conto dell’unico positivo già si fa dell’ironia. Insomma, non è stato tanto furbo a sottoporsi al test sapendo di essere a rischio di positività.
«Ma magari è qualcuno uscito dal tunnel della droga. Che non fa più uso di sostanze stupefacenti, ma è risultato positivo. Nei capelli rimangono tracce per molto tempo».

Siamo sicuri che serva il test? Sono in molti a mettere in dubbio la validità di una verifica così parziale.
«Intanto non è una iniziativa di parte. Viene dalla presidenza del Consiglio dei ministri, dipartimento antidroga, con la collaborazione di Camera e Senato».

Ed era necessario?
«Se qualcuno dicesse che nel suo ufficio sono tutti drogati, lei sarebbe il primo a chiedere di dimostrare che non è vero. C’erano stati dei servizi televisivi dove si è sostenuto che un terzo dei parlamentari è drogato. Non potevamo restare fermi e infatti abbiamo messo a disposizione le strutture del dipartimento per un test serio, che i parlamentari si sono pagati di tasca propria».

Peccato che molti non abbiano aderito. Altri ancora non hanno ritirato la busta e alcuni hanno preferito rimanere anonimi.
«A normativa vigente abbiamo garantito la privacy».

Antonio Di Pietro, invece, si è lamentato che non lo avete incluso nella lista.
«C’è un problema. Se vuole che si renda pubblico nome ed esito del test, bisogna che lo venga a ritirare. Io gli consiglio di controllare se è andato a prenderlo».

Quelli che hanno lasciato lì la busta sono tanti.
«Per ritirare il test bisogna portare una tesserina dove c’è un codice; magari alcuni l’hanno persa».

Ci sono centinaia di eletti che non si sono proprio presentati.
«Noi abbiamo dato questa opportunità a tutti. I cittadini si faranno un’idea».

Mancano i leader...
«C’è la seconda carica dello Stato, ministri, sottosegretari...».

Secondo lei l’idea che i palazzi della politica siano pieni di droghe ha un qualche fondamento di verità oppure è un pregiudizio un po’ qualunquista?
«È un pregiudizio. Nel senso che la droga è interclassista ed è ovunque. A Scampia, nelle redazioni dei giornali, negli studi professionali e nei palcoscenici. Sarebbe strano se non ci fosse niente in Parlamento. Ma da qui a rappresentarlo come una fumeria d’oppio ce ne corre».