Forte Tenaglia: il Comune preferisce i fucili ai volontari

Tempi duri per i cinghiali. Non solo per le straordinarie battute di caccia per ridurne il numero, ma anche perché molte delle personalità che, in questi ultimi anni, si sono fregiate di battaglie animaliste e ambientaliste, li hanno abbandonati. Il facocero zannuto è stato tradito e lasciato in balia dei fucili. Una mattanza inutile, che poteva essere evitata. Già, perché pochi giorni fa, le Guardie Provinciali, su incarico dell’ex amministrazione comunale, si sono rese protagoniste di varie battute di caccia nelle zone limitrofe a Forte Tenaglia, sulle alture di Sampierdarena, per eliminare una vasta colonia di cinghiali che sconfinavano nei centri abitati. Ad alzare gli scudi contro queste azioni non sono state solo le associazioni animaliste, prima fra tutte la Lega nazionale per la difesa del cane, ma anche gruppi di volontari che hanno accolto la decisione dell’ex giunta come una beffa.
«La nostra Onlus ha in concessione dal demanio Forte Tenaglia - ha spiegato il presidente de La Piuma, Emilio Parodi - abbiamo portato avanti dei lavori di riqualificazione del forte, stimati sui 100 mila euro, senza che le istituzioni sborsassero una lira. È più di un anno che richiediamo al Comune di concederci anche la conca fra il forte e il cimitero della Castagna perché è un’area completamente abbandonata, piena di rovi e sporcizia dove proliferano i cinghiali che poi si riversano nei centri abitati. Non abbiamo mai avuto risposte. Ho parlato con gli ex assessori Bruno Pastorino e Pinuccia Montanari a cui ho mostrato la nostra richiesta scritta e i lavori già svolti al forte, spiegando la necessità di allargare gli interventi per evitare colonie di cinghiali e incendi, ma il tutto è rimasto lettera morta. Perfino Burlando è venuto a trovarci, poi non si è fatto più vedere. Non siamo a priori contro la caccia, abbiamo perfino degli aderenti cacciatori, ma in questo caso il massacro dei cinghiali è stato inutile e gratuito».
Così l’ex amministrazione, invece, di accogliere con benevolenza lo sforzo di volontari cittadini che volevano risanare aree abbandonate, ha preferito far parlare le bocche di fuoco. Alla faccia dell’animalismo e dell’incentivo al volontariato.
«L’associazione La Piuma opera per la tutela dell’ambiente - ha continuato la comportamentista Graziana Moretti della Lega nazionale -. Da quando i volontari operano al forte, i cinghiali non vi sono più entrati perché la struttura è stata pulita e montate delle recinzioni. Questi animali proliferano nello sporco, se fosse stata data la possibilità di intervenire nelle aree limitrofe, come richiesto, le battute di caccia, che tra l’altro presentano dei costi per gli stessi enti, non sarebbero state necessarie. Pulendo la conca in questione non solo avremmo evitato il pericolo cinghiale, ma anche scongiurato il possibile propagarsi di incendi. Le istituzioni, la comunità (e i cinghiali) avrebbero potuto beneficiarne, invece si è preferito non dare risposte». Facile capire come la mattanza degli animali rinvii solo il problema. «La caccia non è servita a nulla - ha concluso Parodi - gli animali torneranno finché l’area non verrà bonificata. L’unico modo per evitare che i cinghiali arrivino nei centri abitati è pulire le vicine aree boschive, ma se quando si chiede un permesso per poterlo fare volontariamente, le istituzioni tergiversano, la situazione diventa paradossale».