Fortitudo, caduta senza fine: ora rischia di chiudere

Dicevano i peccatori francesi del Settecento che l'amore è un commercio tempestoso, destinato a finire spesso con la bancarotta. E la curiosità è che disonorato resta sempre il creditore, come potrebbero giurare i tifosi della Fortitudo Bologna, i più caldi, i più fedeli, usciti in lacrime nella tempesta di Teramo con l’amata Aquila sconfitta, retrocessa e sbeffeggiata, in attesa di un avvenire che sembra più tetro dell'epilogo a mani in faccia e carte bollate.
Dieci finali scudetto dal 1996 al 2006, due titoli, una finale europea, tanta gloria, molti successi importanti, storici, ma all'improvviso la crisi e la caduta, dopo l'uscita di Giorgio Seragnoli, il ribelle in una famiglia virtussina che aveva deciso, investendo capitali enormi, nel 1992-93, anno della promozione dalla A2 alla A1, di guidare la grande rivolta, anche se ufficialmente prese la società solo l'anno dopo, portandola al massimo splendore, sopportando di tutto, solo contro tanti anche nella sua stessa contrada.
Il basket che perde il suo derby nella città che più ama questo sport non può essere felice, la Bologna tormentata di questi giorni, pensando al calcio e anche alle 5 sconfitte di una Virtus che s'infila nei play off come quinta del gruppo, in una posizione davvero scomoda quando già sognava il secondo posto dietro a Siena, guarda con timore al domani, perché se è vero che Gilberto Sacrati, il proprietario di questa Fortitudo irriconoscibile, ha speso più di 15 milioni di euro, tamponando scioperi per stipendi pagati in ritardo, tamponando disastri manageriali evidenti, allora si può anche pensare che non ci sarà futuro partendo dalla A2 perché tutto dovrà essere ricostruito, ma la cosa potrebbe costare troppo.
Retrocedere, spesso, fa del bene, purifica l'aria, chiarisce tante cose, lo sanno alla stessa Virtus, lo pensano i tifosi del Bologna che lotta per non retrocedere, se lo sono detto persino al Milan, alla Juventus, lo potrebbero testimoniare grandi società come la Fiorentina, ma in questo caso i pessimisti parlano addirittura di chiusura dell'azienda basket fortitudina che già aveva visto la tempesta nel passaggio da Seragnoli a Martinelli e poi si era consolata l'anno scorso con la conquista dell'ultimo posto disponibile nei play off, vittima designata per la cavalcata nel terzo scudetto del Montepaschi, con la speranza di poter ricostruire tutto anche se in panchina si erano alternati ben 8 allenatori dal 2006, cominciando con Frates per finire a Pancotto.
Una crisi evidente nelle scelte degli uomini, quasi tutti sbagliati, un disastro cominciato quest'anno con pasticci nei tesseramenti, una corsa verso il vuoto finita con la spalla lussata di Gordon dopo 22" su un blocco ruvido di Brown e con il tiro della vittoria di Scales annullato perché effettuato a tempo scaduto.