La fortuna dei distratti

Sono considerati inaffidabili e sono spesso rimproverati per le loro mancanze. Ma avere la mente «da un’altra parte» può anche essere sinonimo di genialità. Come sostengono un libro e un’associazione

Non basta un post-it. Non servono dieci telefonate e ripetizioni ossessive. È inutile anche lo spettro di conseguenze disastrose. Il distratto è lì, accanto a te, ma non è lì. È da un’altra parte. Chissà dove, poi. Ma la sua testa non risponde: il collegamento dura pochissimi istanti, il tempo di parlargli e addio. È trascinato altrove. È lì che vive, che sguazza. Con il cellulare disperso e la batteria sempre scarica, la porta lasciata aperta, le chiavi appese alla serratura, la bolletta scaduta, il compleanno passato inosservato.

È vero, la mente è assente. Ma è concentrata «su altro». Per Johan Rapp, ex giornalista e oggi consulente di comunicazione, distrazione è genialità: è la tesi del suo Manuale per gente distratta, da poco pubblicato in Italia da Coniglio editore. Rapp, capigliatura arruffata che imita Einstein e cravatta allentata con soddisfazione, ha anche fondato un’associazione di svampiti: si chiama Association for distracted people (www.distractedpeople.com) ed è nata dopo anni di dimenticanze, equivoci e frustrazioni. Con l’aiuto del padre, militare inappuntabile, Rapp ha voluto offrire un luogo di sfogo per i distratti e i loro familiari, di consigli, di testimonianze. Nel comitato direttivo anche un ingegnere («ordinato solo all’apparenza») e un neuropsicologo che, a furia di studiare pazienti distratti, si è accorto di essere il malato. L’associazione nasce in Svezia - così precisa e ben organizzata - ma è aperta per natura, perché uno degli obiettivi è stimolare la «tolleranza» nei confronti degli sbadati. «Non vi sembra che la distrazione sia in aumento?» si chiede Rapp. È che «la società va sempre più veloce - spiega - e la gente tende a dimenticare le cose».

Così si può ricorrere a qualche trucco, ma si può anche chiedere il diploma e mostrarlo orgogliosi al momento del rimprovero. L’aria assente è fascinosa: fa sperare che, dietro, ci sia qualcosa d’altro. Fa pensare alla magia di Harry Potter e dei Weasley, la famiglia dell’amico Ron, dove tutti sono sconclusionati ma si vogliono bene davvero e sono felici. Non è sempre da condannare, ma esaltarla può essere rischioso. La distrazione è il tamburo nascosto, solo qualcuno sente il ritmo. Un altro passo, ma a volte gli altri sudano per camminare a braccetto.