La fortuna di nascere subito dopo la guerra

Certo, la vita è stata accettabile: la guerra sentita raccontare o vista in tv, la fame mai conosciuta. E hanno faticato sui libri, incocciato tempi di libertà sessuale. E godranno pensioni, vite allungate. Formatisi fra utopie radicali e desideri semplici, molti hanno avuto l’intelligenza di concentrarsi su questi ultimi. Rispetto a padri contadini e figli precari, stanno meglio. Sono i nati tra il ’46 e il ’50. Generazione di cui Marco Santagata, in Voglio una vita come la mia (Guanda, pagg. 162, euro 14) diventa testimone, a volte cantore senza presunzioni reducistiche. E si racconta, con l’accortezza di lasciare uno spazio di ironia tra sé e l’accaduto. Con la saggia malinconia di chi ha capito d’aver avuto fortuna, di poter desiderare solo che tutto continui come è stato.