Fortunato (ed elitario) sodalizio

La millenaria convivenza di uomini e gatti non è sempre stata amichevole e disinteressata, e l’aristocratico quadrupede ha forse per questo mantenuto il caratteristico contegno distaccato che rende la sua domesticità vagamente sdegnosa. Segno, per alcuni, d’imperdonabile superbia, tale tratto distintivo ha però sempre affascinato gli spiriti più artistici e contemplativi. Tra questi Petrarca ritiratosi, alla morte dell’amatissima Laura, nella sua residenza di campagna senz’altra consolazione che quella offerta dalle fusa della gatta con la quale trascorse i suoi ultimi anni. Due secoli dopo Petrarca, i calunniosi pregiudizi che avevano reso il medioevo tanto infausto ai felini, sembrano definitivamente svaniti e Giambattista Basile può, nel Pentamerone, narrare la storia di un giovane povero che in eredità non riceve che un gatto. Sarà proprio grazie al miagolante talismano che il protagonista della fiaba conquisterà la sua principessa. Sono alcune delle curiosità contenute in Impronte di gatto di Detlef Bluhm (Corbaccio, pag. 343; euro 18,60) e riguardanti il fortunato sodalizio tra il gatto e i numerosi artisti che lo hanno amato e cantato.