Fortunato di Napoli

Davvero fortunato, questo nome. Infatti chi lo porta può scegliere tra ben ventiquattro santi (ci sono anche due Fortunata e un Fortun). Il Fortunato di oggi fu vescovo di Napoli verso la metà del IV secolo. A quel tempo infuriava l'eresia ariana e bisogna dire che non doveva essere facile non cadervi. Infatti, essa proponeva una forma apparentemente più logica dell’annosa questione sulla umanità-divinità di Cristo. L’eresia di Ario sosteneva che Gesù di Nazareth, uomo, era stato «adottato» da Dio, per questo si poteva dire suo Figlio. Tale soluzione sembrava più ragionevole di quella sostenuta da Roma e dai vescovi fedeli al Papa. Non a caso interi popoli si convertirono al cristianesimo nella versione ariana e alcuni imperatori arrivarono ad appoggiare la tesi di Ario. Fortunato di Napoli era tra quelli (in un certo periodo, addirittura pochissimi) che predicavano contro l'arianesimo e, come vescovo, riuscì a tenere il suo gregge al riparo dall'eresia. Diversi vescovi orientali, transfughi del concilio di Sardica e favorevoli all'arianesimo, cercarono di tirarlo dalla loro parte ma Fortunato non si lasciò contagiare. Sappiamo che fece costruire in Napoli una basilica che poi divenne un importante centro cimiteriale non lontano dalle catacombe di San Gaudioso. Fortunato morì in un anno imprecisato e venne sepolto nella basilica che poi prese il suo nome. Accanto a lui, in seguito, trovarono posto i suoi successori s. Massimo e s. Severo. Nel IX secolo il vescovo Giovanni IV lo Scriba traslò il corpo di s. Fortunato nella «Stefania», antica cattedrale di Napoli.