«La forza di Azimut è l’indipendenza Così creiamo valore»

«Il gruppo Azimut continua a crescere perché siamo riusciti a creare un modello diverso, che vede nell’indipendenza il suo punto di forza e che parte dai clienti, dai private banker, dai dipendenti e dal management»: il presidente e amministratore delegato di Azimut, Pietro Giuliani, riassume così la ricetta che ha permesso al gruppo di registrare una raccolta ininterrottamente positiva da oltre 5 anni differenziandosi da un mercato del risparmio gestito in forte crisi.
«Non ci sono “logiche di potere”, non ci sono interessi “diversi” da conciliare, non ci sono obiettivi di budget di breve termine da perseguire», prosegue Giuliani, sottolineando come a oggi il gruppo Azimut sia «la più grande realtà indipendente del settore in Italia senza alcun legame con gruppi bancari, assicurativi o industriali. Il nostro interesse primario è quello di creare valore per il cliente nel tempo. La nostra crescita è legata alla soddisfazione del cliente anche perché siamo fortemente focalizzati, ci occupiamo esclusivamente della gestione dei risparmi».
Dottor Giuliani, il tema delle performance per i clienti è sempre molto sentito e differenziante sul mercato. Molti dei vostri fondi sono ai vertici delle classifiche di rendimento: qual è il vostro segreto?
«Semplice, abbiamo tra i migliori gestori e i migliori promotori finanziari/private banker del mercato. Il risultato per il cliente è sempre frutto di due diverse anime che devono operare in sintonia, la gestione e la distribuzione. Questa ha il compito chiave di orientare e consigliare al meglio gli investitori nella definizione di portafogli adatti alle loro esigenze, mentre i gestori hanno il compito di creare valore attraverso una gestione attiva, di qualità. Il gruppo Azimut riesce a conciliare al meglio, grazie a un dialogo costante e continuo, queste due anime. E ancora una volta, non lo diciamo noi ma lo dicono i numeri. La performance media ponderata dei nostri prodotti negli ultimi 10 anni, al netto di costi e fisco, è di oltre il 4% superiore alla media dell’industria».
Il modello delle reti di promotori finanziari, secondo lei, è ancora valido oppure vedrà cambiamenti nei prossimi mesi o anni?
«Bisogna che gli azionisti credano fortemente in questo modello e oggi non mi sembra che sul mercato sia sempre così. Per quanto ci riguarda, tutto il nostro business model è basato sulla figura del promotore/imprenditore e, come dimostra anche una recente indagine condotta da Eurisko su oltre 1.720 promotori finanziari di tutto il mercato, siamo al primo posto in assoluto come rete di riferimento nel settore. Rappresentiamo oggi l’unica vera alternativa per promotori finanziari e private banker che desiderano svolgere la professione in un contesto indipendente, fuori da logiche di potere e in grado di creare valore reale per i clienti».