La forza fragile dell’«Uomo di vetro»

«Confesso di provare più pena per chi vive all’ombra dei potenti che non dei potenti. Giullari inverecondi del potere, parassiti delle briciole, disposti a rinunciare a ogni principio che sentono dentro di sé pur di piacere al potere... ». Lo scrive Vittorino Andreoli in L’uomo di vetro (Rizzoli, pagg. 179, euro 12), appassionata e ragionatissima difesa della fragilità in quanto forza morale, occasione per entrare in sintonia ed empatia col prossimo, modo di evitare la violenza e la sopraffazione. Nella mente del potente «l’altro è solo un pericolo» avverte lo psichiatra-scrittore, per il quale la fragilità, intesa come comprensione e condivisione del dolore universale, conduce alla saggezza, alla solidarietà e mai al nichilismo.