Forza Italia avverte: Genova va sempre peggio

Si è alzato il sipario e subito è partito il siparietto. L'argomento del convegno organizzato da Forza Italia ieri a palazzo Tursi nel salone della Rappresentanza era serio: «Il mondo del lavoro e dell'impresa a Genova», fin troppo. Tetro, viste le analisi dei relatori. Tanto che, Stefano Zara, ex presidente Confindustria Genova, ha iniziato col picconare a suon di battute quel Partito Democratico in cui sta per entrare, «perché non è possibile sia diretto dalla solita nomenklatura». E Michele Scandroglio, coordinatore regionale di Forza Italia, a non potergli dare che ragione e a dire che chi come Zara ha ripensamenti rischia di fare la fine dei lamming. Quei piccoli roditori che si buttano a mare per uccidersi. Ma Zara, non parla né di lamming né di ripensamenti, ma lancia l'idea di «accoppiamenti». Segnali?
Poi però, battute a parte, tutti insieme, d'accordo, nel ribadire e spiegare un concetto fin troppo chiaro: la stagnazione di Genova, i problemi del lavoro, delle imprese che scappano, degli abitanti che calano, dei giovani che migrano e delle infrastrutture che non si fanno. Perché di questo sono tutti d'accordo, chi più chi meno. Eccezion fatta per Marco Bisagno, presidente Confindustria Genova: la sua è un'altra città. «Rispetto a qualche anno fa, non si può certo dire che le cose vadano male. A preoccupare se mai è il futuro» sentenzia il presidente genovese di Confindustria. E mentre Zara ribadisce che «l'unico momento positivo dell'economia ligure degli ultimi trent'anni c'è stato dal 98' al 2002 perché qualcosa si è fatto solo nei primi anni '90» e il consigliere comunale Alberto Gagliardi, a dire che neanche allora si stava troppo bene, «visto che nel 1999 l'Eridania l'avevan lasciata andar via da Genova», Bisagno ribadisce il suo ottimismo.
Ma anche Zara, dati alla mano, spiega le ragioni del suo pensiero «perché che Genova stia andando avanti è un'illusione: se noi facciamo passettini, gli altri stanno correndo».