Forza Italia e il sogno possibile: uscire dal tunnel giustizialista

«Non ci nascondiamo dietro un dito - ha detto il senatore Marcello Dell’Utri - siamo quasi tutti di Forza Italia, ma siamo aperti a tutti e soprattutto non vogliamo essere costretti nelle strutture vecchie, obsolete e anchilosate dai partiti, che i giovani non li fanno nemmeno entrare... ». Ed è persino riecheggiato, a proposito del preannuncio del nuovo quotidiano dei Circoli, di cui è stato distribuito il numero zero, il vecchio slogan dei goliardi del dopoguerra che riscoprivano la libertà delle libere università del medioevo e difendevano l’autonomia della cultura: «Fuori i partiti dall’università». Uno slogan che in qualche modo anticipava di mezzo secolo quello della discesa in campo di Silvio Berlusconi: «Basta con il teatrino della politica».
E non era solo per respingere le pretese di egemonia della sinistra sulla cultura, punto centrale del manifesto programmatico di Dell’Utri e dei suoi Circoli, di giovani e di meno giovani che siano: la protesta contro «le strutture vecchie, obsolete e anchilosate dei partiti» coinvolge con tutta evidenza anche le strozzature, le chiusure e i ritardi di Forza Italia, specialmente quella degli ultimi anni, da quando il líder maximo è stato totalmente assorbito dalle fatiche del governo e il partito è stato abbandonato alle cure pigre ed esclusive, e spesso più escludenti che partecipanti,dei così detti coordinatori. E in qualche modo le critiche hanno lambito lo stesso leader, come quando il professore Renato Brunetta, deputato europeo e consigliere economico di Palazzo Chigi, ha lamentato le troppe ed estenuanti mediazioni del presidente del Consiglio tra i ministri e gli alleati e con le stesse istituzioni, a cominciare dal Quirinale, e che l’hanno via via indebolito e reso vittima, lui stesso, e fino alla crisi mascherata di governo e ai rimpasti, del teatrino della politica: «Il Berlusconi mediatore - ha detto tra gli applausi fragorosi della platea - è il Berlusconi che perde. Il Berlusconi rivoluzionario è quello che vince». Non senza aggiungere: «Forse noi non gli siamo stati sufficientemente vicini per farlo restare rivoluzionario».
Oggi i Circoli sono più di 160, di cui una cinquantina sono quelli dei giovani: una presenza sul territorio da fare invidia al «partito» di Forza Italia, e non solo ad esso. Con Dell’Utri che non smette di ammonire: «Per chi ancora non lo avesse capito, o facesse finta di farlo, il Circolo è, e rimane un’associazione culturale». Per poi ammettere subito: «La crescita dei Circoli può essere un grande supporto culturale per la politica. Cultura e politica sono due entità che vanno di pari passo, come diceva don Ferrante nei Promessi sposi del Manzoni: «La politica senza la cultura è come uno che cammina senza guida». E i Circoli, e soprattutto quelli giovani, mettono a disposizione degli organismi politici tutta la loro voglia di partecipazione, senza la presunzione di sostituirsi ai partiti».
Ma era un pezzo che Berlusconi non si immergeva in un bagno di folla e di entusiamo, folla giovane e bella, entusiasmo spontaneo e convinto, come quello di Sorrento: «Ero venuto qui già motivato - ha confidato a Dell’Utri - riparto motivato il doppio». Anche se a Sorrento lo hanno applaudito fino a spellarsi le mani, hanno mostrato di apprezzare tutto ciò che ha fatto, ma non hanno nascosto la loro delusione per ciò che non si è riuscito a fare. E il timore che, se vincesse la sinistra, non si riuscirà più a fare. A cominciare dai nodi della giustizia, che la riforma, varata in extremis e condizionata dalle titubanze degli alleati e dai «consigli» del Quirinale, non è riuscita a sciogliere se non in minima parte. Il nodo principale, è stato detto, non è nemmeno più tanto nella cultura del giustizialismo e nella strumentalizzazione fattane dalla sinistra, con i magistrati più a essa collegati, quanto nel potere abnorme e anticostituzionale acquisito negli anni, e non solo negli ultimi anni, dalla stessa corporazione dei magistrati, dalla loro strapotente associazione e dalle correnti che dominano il Consiglio superiore, che ormai si contrappone esplicitamente al Parlamento, quasi una terza Camera accanto al Senato e alla Camera dei deputati, e più potente dello stesso Senato e della Camera dei deputati, fino a negarne, a sprezzarne, a disapplicarne le leggi votate anche a larga maggioranza. La magistratura italiana, la loro corporazione, la loro associazione sono ormai diventati un vero e proprio corpo separato dello Stato, nello Stato, una metastasi della Repubblica. Basterebbe il fatto che, nonostante la larga maggioranza di cui godeva la Casa della libertà dopo le ultime elezioni, al Parlamento non è stata ancora restituita l'immunità, che il Parlamento suicida degli imputati e degli avvisati di reato, si tolse nell’infuriare di Mani pulite, mentre i magistrati godono della più assoluta impunità, e non soltanto non sono chiamati a rispondere dei loro errori e delle loro colpe, ma perseguono, processano, condannano, arrestano chi si permette di chiederne loro conto, anche se parlamentare in carica.
Restituire l’immunità al Parlamento e togliere l’impunità ai magistrati, riportare i poteri del Consiglio superiore della magistratura nei limiti previsti dalla Costituzione, chiudere la stagione del giustizialismo con l’amnistia: questa è la cosa più urgente, ed è la premessa indispensabile per ogni vera riforma. A Sorrento i giovani dei Circoli si sono impegnati a battersi per questo, anche e a cominciare con il loro giornale che sarà nelle edicole a gennaio, e al più presto anche con la loro radio nazionale: Il circolo, il quotidiano dei Circoli, e la Radio della libertà, la radio dei Circoli. «Il sogno possibile», lo slogan del convegno di Sorrento, è anche questo. Soprattutto questo.
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