Forza Italia frena i giochi al Centro: non c’è spazio

da Roma

La nuova sigla è Pdm, cioè Partito dei moderati. E, in quest’estate politica dominata dal dibattito sulla nascita del Partito democratico e dal lancio del Partito delle libertà, punta ad occupare quello che viene chiamato Grande Centro. Uno spazio affollato, a dire il vero, perchè sono in tanti a dire che già ci stanno dentro.
Ma il fatto che il leader Udc Pierferdinando Casini insista sul suo progetto e che il numero uno dell’Udeur Clemente Mastella parli di momento «irripetibile» per costituire la nuova formazione, indicando nelle europee del 2009 il possibile debutto, sempre che non si debba anticipare se scatta il referendum, mette agitazione nei due schieramenti. E certe frasi di Francesco Rutelli sulle «alleanze di nuovo conio» fanno sospettare un suo interessamento.
Piccoli gruppi di ex democristiani, dalla Dc per le autonomie di Gianfranco Rotondi al Partito democratico cristiano di Gianni Prandini, dalla Federazione di centro di Greta Soncina a Rifondazione democristiana di Publio Fiori, sognano di riunirsi sotto lo Scudo Crociato, in mano all’erede legale della Balena Bianca, la Dc di Giuseppe Pizza.
Silvio Berlusconi sembra convinto che alla fine l’Udc rinuncerà al Pdm e rientrerà nella Cdl. E il suo portavoce, Paolo Bonaiuti, commenta su Il Mattino: «È solo l’ennesimo tormentone estivo. Ma dove si mettono? Non c’è spazio e poi il Grande Centro c’è già: è Fi che in tutti i sondaggi autorevoli ha il 33 per cento dei voti. Un italiano su 3 dichiara di votare per Fi. È una questione di cubature, di metri quadri che non ci sono. A Mastella e Casini faccio i migliori auguri, sono un liberale, ma lo spazio è già occupato».
Pierferdinando, però, sembra credere nella possibilità di creare una casa moderata per gli scontenti dei due poli, sulla scia del Ppe e cita personaggi come Lamberto Dini, Roberto Formigoni, Savino Pezzotta. Difficile ritornare all’«unità politica dei cattolici» di una volta e accanto alla sottolineatura dei valori della tradizione cristiana si apre alla tradizione laica e liberale. Per Clemente Mastella aumentano gli insofferenti sia per chi chiama «assassino» Marco Biagi che per chi parla di fucili come Umberto Bossi e c’è un 10 per cento di virtuali consensi che potrebbero molto salire se cadesse il Cavaliere. I giovani di Udc e Udeur preparano già iniziative comuni per la festa di Telese. Dove oggi nel dibattito su «Cattolici in politica: che fare?» Nuccio Cusumano dirà che per mettere in cantiere il Pdm alcuni leader dovranno rinunciare al loro ruolo. E questo non è un problema da poco.
Casini si sente già alleato con Mastella, ma le critiche nell’Udc non mancano. Il leader della minoranza Carlo Giovanardi rievoca il fallimento dell’Italia di Mezzo di Marco Follini, di cui il Pdm gli pare la riproposizione. «Non è questa la linea uscita dal congresso nazionale dell’Udc, che ha riconfermato la nostra collocazione nel centrodestra alternativa al centrosinistra». Avverte Maurizio Ronconi: «Un branco di sardine, sia pure bianche, non faranno mai una balena».
Le «sardine», però, si stanno organizzando. Per Fiori il primo passo verso il Pdm è la riunificazione di tutti i dc. Rotondi attende le decisioni che domani prenderà l’ufficio politico della Dc di Pizza, sullo scioglimento dei partiti della «diaspora». Anche Prandini e Soncina approvano le linee ispiratrici del Manifesto del Pdm annunciate da Casini.