Forza Italia: "Inchiesta Italtel, Prodi chiarisca il suo ruolo"

Roma - "Noi siamo garantisti e non emettiamo sentenze morali prima che si esprimano i tribunali. Romano Prodi però ha il dovere morale e politico di spiegare quanto prima al Parlamento quale fu il suo ruolo nella svendita di Italtel alla Siemens". E' la richiesta che il coordinatore nazionale azzurro Sandro Bondi, ha rivolto nel corso di una conferenza stampa nella sede del gruppo di Forza Italia alla Camera, assieme alla parlamentare eletta a Bolzano, Michela Biancofiore, il vicepresidente dei deputati Antonio Leone e l'ex ministro Enrico La Loggia.
"Siamo di fronte a una vicenda grave e inquietante - incalza Bondi - che chiama in causa Prodi in qualità di ex presidente dell'Iri . Stiamo parlando esclusivamente di fatti, di documenti, non di illazioni, insinuazioni o attacchi politici premeditati. Sono in corso inchieste della magistratura italiana ma anche tedesca e svizzera. Purtroppo questa faccenda ribadisce una coerenza di Prodi in tutti questi anni: un paradossale filo conduttore che vede l'attuale premier specialista nello svendere il patrimonio pubblico e poi, immediatamente dopo, creare nuovi carrozzoni in mano allo Stato. Registriamo - conclude Bondi - l'invincibile tendenza a superare i confini tra la politica e l'economia".

Levi: "Prodi non ha svolto alcun ruolo" Lo ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Ricardo Franco Levi, rispondendo alla Camera all’interpellanza urgente presentata dai deputati di Forza Italia. La vicenda della vendita del colosso delle telecomunicazioni, avvenuta nel maggio del 1994, è attualmente oggetto di una indagine da parte del Tribunale di Bolzano, che vuole appurare se per la vendita in questione siano state pagate tangenti. Levi, che aveva già risposto il 14 dicembre scorso in Parlamento, ha spiegato che l’Iri, dal 1992, non aveva più alcun potere decisionale sulla vendita delle società controllate, che decidevano autonomamente: «La gestione e la responsabilità per questi atti - ha sottolineato Levi - rientravano nella sfera di autonoma competenza delle aziende interessate, senza alcun potere di autorizzazione dell’Iri». Prodi, dunque, non poteva avere alcun ruolo decisionale. Era semplicemente informato della trattativa per la vendita di Italtel, ma niente di più: «È ovvio che il presidente dell’Iri - ha spiegato Levi - fosse al corrente delle operazioni di maggior peso strategico in corso da parte delle principali società controllate dal gruppo». Ma alla domanda su chi aveva il potere di negoziare, valutare e decidere la vendita di Italtel «la risposta è una sola: la Stet», cioè la società alla quale faceva capo Italtel.

La Biancofiore insiste: "il governo non vuol chiarire" "Ancora una volta il governo, tramite il sottosegretario alla presidenza Ricardo Franco Levi, dimostra che l'esecutivo non ha alcuna intenzione di chiarire i punti più controversi dell'inchiesta Italtel-Siemens". Michaela Biancofiore, componente del direttivo del gruppo di Forza Italia alla Camera, contrattacca dopo la risposta di Levi all'interrogazione di Fi. "Di fronte ad inutili dettagli circa il reddito personale e a sentenze passate in giudicato del presidente del Consiglio Romano Prodi, su cui sono state date risposte non richieste, si continua a sfuggire, di fronte a questa seconda interpellanza sul caso, sui fatti più compromettenti che hanno visto il professor Prodi destinatario di missive a lui indirizzate da parte del presidente uscente della Siemens Heirich Von Pierer (16 maggio 1994)". "Probabilmente Levi non vede o finge di non vedere ciò che può essere più compromettente per Prodi. Così come trascura, citando la Procura di Bolzano, di precisare che dopo un'iniziale smentita circa il coinvolgimento di Prodi nell'inchiesta, un'intervista successiva dello stesso Procuratore ha sottolineato che il presidente del Consiglio seppur non indagato, non sarebbe estraneo alle indagini. Chiaramente - dice Biancofiore - la vicenda non si conclude qui. Anzi, noi andremo avanti per dimostrare la responsabilità di colui che si autodefinisce il 'grande privatizzatore' dell'impresa pubblica italiana, ma che poi si dichiara all'oscuro dei particolari della svendita di una delle più grandi imprese controllate, all'epoca dei fatti, dal gruppo Iri".