Forza Italia non era solo «plastica». Il Popolo della libertà recuperi quello spirito riorganizzandosi con congressi e primarie. Intanto governiamo (bene) fino al 2013

di Daniela Santanchè, che è persona intelligente e spiritosa, ha fatto all’assemblea del Pdl di Milano una spiritosa esaltazione del cosiddetto partito di plastica come era definita spregiativamente Forza Italia. La battuta volutamente provocatoria e controcorrente, è apprezzabile, però nel merito ho alcune osservazioni da fare.
In primo luogo, a sconfiggere i «partiti tradizionali», compresi «i loro riti» nel ‘92-‘94 è stato il «circo mediatico giudiziario» costituito dalla Procura di Milano, da alcuni giornali (in primis Corriere della Sera e la Repubblica), da alcune trasmissioni televisive (Samarcanda e Tg3): allora la Dc, il Psi, i partiti laici furono distrutti dall’uso politico della giustizia che risparmiò il Pci-Pds, malgrado che anch’esso avesse largamente praticato il finanziamento irregolare. Berlusconi ebbe il merito, il coraggio e anche «l’incoscienza» di scendere in campo allora, nel 1994, riempiendo così con Forza Italia lo spazio politico di «centrosinistra» (dai cattolici, ai socialisti riformisti, ai liberali) che era rimasto privo di punti di riferimento politici per cui la gioiosa macchina da guerra di Occhetto stava per prendere il potere. Immediatamente il tritacarne mediatico-giudiziario fu rivolto contro Berlusconi e l’operazione è continuata, sia pure con caratteristiche diverse, sino ai giorni nostri.
Oggi siamo di fronte a un cambiamento di fase, che non può non essere colto e col quale stiamo cercando di fare i conti. Con il 2008 l’attacco mediatico giudiziario ha registrato un salto di qualità ed è passato ad occuparsi anche con l’utilizzazione della diffusione abusiva delle intercettazioni telefoniche, della vita privata di Berlusconi: da qui il processo di imbarbarimento della vita politica ha avuto un salto di qualità. Per di più questa operazione mediatico-giudiziaria si intreccia con gli effetti di una crisi finanziaria internazionale che ha sinora costretto il governo ad adottare una politica di rigore per molti aspetti inevitabile, per altri aspetti accentuata dai tagli lineari della spesa che ha di molto complicato i nostri rapporti con vasti settori del blocco sociale di centrodestra.
Ora il partito di plastica si fondava sugli effetti moltiplicativi del carisma di Berlusconi, anche se in diverse situazioni locali dove questo carisma non poteva arrivare e applicarsi siamo andati incontro a sconfitte derivanti anche da scelte di vertice risultate sbagliate. Oggi ci sembra evidente che il combinato-disposto dell’attacco alla vita privata di Berlusconi e dei riflessi negativi sul piano sociale della crisi economica ha ridotto, non certamente eliminato, la forza del carisma del leader, come del resto testimoniano i sondaggi.
Allora, siccome non abbiamo intenzione di arrenderci, come ha detto Angelino Alfano a Milano, ecco che una riorganizzazione del partito sul territorio, la sua vita interna democratica, dai congressi alle primarie, insomma il superamento del partito verticistico e la costruzione di un partito differente da esso, serve in un certo senso a surrogare e a contrastare gli effetti negativi dell’attacco in corso che ci sono e che non possono essere negati. Dobbiamo anche attrezzarci sul piano del personale politico e del partito a eventuali modifiche della legge elettorale (su questo terreno il sottoscritto è del tutto contrario al ritorno alle preferenze, ma comunque in ogni caso dovremmo fare i conti con i collegi, magari con una composizione più piccola di quelli delle elezioni precedenti); né penso in alcun modo praticabili operazioni di mimetismo: l’antipolitica può essere cavalcata solo da chi sino ad oggi è stato fuori da essa, appunto come Grillo e Della Valle. Per di più gli effetti finali dell’antipolitica sono davvero una incognita per ciò che riguarda la tenuta della democrazia italiana.
D’altra parte, sappiamo benissimo che solo una riorganizzazione e il rilancio del partito non bastano. Fondamentale sarà quello che farà il governo Berlusconi su due questioni decisive: sul terreno istituzionale una fase costituente che comprenda la riforma costituzionale, quella della giustizia e in mezzo una riforma della legge elettorale che mantenga l’indicazione del premier e il premio di maggioranza; sul terreno economico, un abbattimento del debito che ci sia lo spazio economico per portare avanti una reale politica per la crescita. Si può arrivare fino al 2013 o se il governo è capace di fare operazioni programmatiche di grande livello perché non viviamo certo in una fase di ordinaria amministrazione.
*Capogruppo Pdl alla Camera