«Forza Italia, partito dell’identità»

Pera: «Il movimento azzurro rappresenta il motore di una cultura politica innovativa, liberale e moderna»

Luca Telese

da Roma

La giornata è assolata, che sembra quasi estate, lo Sheraton di Aci Castello è stracolmo, il traffico sul lungomare bloccato. C’è forse una rock star, a Catania? No, è il presidente del Senato Marcello Pera, che ieri si è divertito a parafrasare se stesso, e la polemica più infuocata che lo ha visto protagonista questa estate, al meeting di Rimini. Allora aveva messo in guardia contro il rischi di un «meticciato culturale», ieri ha rovesciato l’argomento: «È il ricordo del nostro meticciato che ci consente di non rivendicare alcuna purezza nel confronto con l’Islam».
Al contrario, ha aggiunto, «Sono alcune élite radicali islamistiche a coltivare da tempo, prima dell’11 settembre, l’idea di una reconquista al contrario dell’Occidente». È una settimana piena per la politica siciliana, e sembra davvero che in queste ore tutte le questioni più decisive debbano passare per lo Stretto. Venerdì sono transitati per questi lidi sia Silvio Berlusconi che Romano Prodi. Stamattina a Taormina c’è il vertice di Confindustria, con il suo più importante corollario politico, l’incontro fra Pier Ferdinando Casini (ospite di Luca Cordero di Montezemolo) e il presidente della regione Totò Cuffaro; in serata, poi, arriverà l’esito del voto di Messina. Ieri mattina, invece, è stata la volta del presidente del Senato Marcello Pera, approdato a Catania per una lezione di cultura politica: inutile dire che il presidente del Senato ne ha approfittato per tornare a cavalcare i suoi cavalli di battaglia sull’identità europea.
E così, dalla sua tribuna siciliana è tornato ad ammonire: «Non bisogna dimenticare la nostra tradizione giudaico-cristiana». Subito dopo ha aggiunto un nuovo tassello al suo discorso sulle radici, l’allarme contro «un malinteso senso della tolleranza che fa perdere di vista il pericolo del fondamentalismo islamico e del suo progetto di reconquista». Il presidente del Senato ha spiegato che la sua è una vera e propria battaglia: «Da tempo dedico sforzi intellettuali a questo tema; ho incontrato molti avversari, ma pochi critici, cioè molti pronti a insultare ma pochi disposti a confrontarsi e a discutere».
Al centro dei timori del primo inquilino di Palazzo Madama ci sono sempre i dubbi sull’esaltazione del cosiddetto multiculturalismo. Pera ha spiegato: «Come dimostra l’esperienza inglese, il multiculturalismo non ci ha salvato neppure dalla nascita di terroristi di seconda generazione». Subito dopo si è spinto anche più in là, nella sua critica: «Questa politica ha inteso integrare rispettando le comunità e consentendo che tutte vivessero secondo i loro costumi e stili di vita senza interferenze dello Stato. Il risultato sono stati tensioni sociali, ghetti, scuole in cui si educano i ragazzi ad una cultura diversa e spesso ostile a quella del Paese ospitante». Solo un caso? No, se non altro perché - ha osservato il presidente del Senato – gli stessi effetti «li ha prodotti anche il laicismo nazionalista in Francia». Così, ha aggiunto nella sua lezione, «tutte queste politiche sono sbagliate per un malinteso senso della tolleranza, che sembra un bel parlare e invece è una trappola. La tolleranza è una virtù debole, passiva. La si confonde con l’indifferenza, la sopportazione, l’accondiscendenza».
Secondo il presidente del Senato «i laicisti sbagliano perché mentre cercano di tagliare le nostre radici, non si accorgono che un bisogno di valori, un sentimento spirituale, una rinascita religiosa, sta emergendo prepotentemente in Occidente». Se è vero che è spietato nella sua destruens, la critica a quello che considera un pensiero conformista ed egemone, Pera non si sottrae dall’indicare quelli che considera gli unici antidoti possibili, illustrando le priorità da seguire – a suo avviso - per tracciare una nuova strada verso la riforma della cultura politica della destra: «La nostra coalizione deve cogliere questa rinascita, sentire quel bisogno, rappresentare quel sentimento. Forza Italia lo può fare senza tramutarsi da partito laico in partito confessionale, senza cambiare la propria natura liberale, senza abbandonare la propria storia di movimento moderno».
Per il presidente del Senato, se si discute della legge sull’aborto, bisogna tenere presente che «la vera civiltà consiste nel tutelare la vita, non nell’autorizzare la morte». Ecco perché, conclude Pera, «Forza Italia può e deve essere il portatore e il motore di questa cultura dell’identità perché ha la cultura politica, ma non deve scimmiottare i suoi avversari».