Forza Italia a Penati: «Elimina il casello di Sesto»

Il Consiglio di Stato boccia l’affidamento «in house» di lavori alla Valdata

Gianandrea Zagato

È illegittimo l’affidamento in house dei lavori di un tratto della tangenzialina d’accesso alla nuova Fiera di Milano. L’ha stabilito il Consiglio di Stato che conferma la sentenza emessa nel 2004 dal Tar lombardo sull’opera strategica dal costo stimato di 500 milioni, che era stata affidata senza gara alla Serravalle perché ritenuta «urgente» dall’Anas e dalla concessionaria dell’A7 (Milano-Genova) e delle tangenziali milanesi.
Quella valutazione dell’Anas, secondo il Consiglio di Stato, è dunque sbagliata: l’urgenza «deve avere le caratteristiche dell’assoluta imprevedibilità e non evitabilità» mentre, in questo caso, «il ritardo nell’approvazione di un progetto non può configurare una deroga ai principi di legalità, imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione». Di conseguenza, è illegittimo anche il successivo affidamento senza gara di parte dei lavori - per un valore di sei milioni di euro - alla Valdata costruzioni, controllata dalla Serravalle. Evidente che, oggi, la sentenza n.27 depositata il 10 gennaio 2006 del Consiglio di Stato terrà banco a Palazzo Isimbardi, dove si affrontano le strategie future di Asam.
Già, finalmente la Provincia inizia ad occuparsi dello sviluppo del territorio, «dopo anni di inattività, la giunta guidata da Filippo Penati, è costretta a dare una risposta chiara sulle questioni poste sul tavolo dai milanesi» osserva Forza Italia. Annotazione di chi ha messo il presidente diessino e la sua maggioranza con le spalle al muro per ottenere quello che, in altre assemblee elettive, è la regola e non l’eccezione: «Il confronto politico sulle prospettive e i programmi della holding in materia di infrastrutture viabilistiche» dice Bruno Dapei, capogruppo provinciale azzurro. Impegno ottenuto tramite un ordine del giorno firmato anche da Udc e Alleanza nazionale che, continua il capogruppo di An Paola Frassinetti, «nell’attesa del pronunciamento dell’aula di via Vivaio ovvero di una “delibera di indirizzo“ impedisce agli amministratori di Asam di dar corso ad azioni che impattino sul patrimonio e sul territorio».
Chiaro a tutti, maggioranza inclusa, che, oggi, «la realtà produttiva del milanese si attende dal consiglio provinciale una risposta concreta e tempestiva» aggiunge Frassinetti. «Risposta» seguita, magari, dall’eliminazione del pedaggio sulla tangenziale nord all’altezza di Sesto San Giovanni, come richiesto dai cittadini dell’ex Stalingrado d’Italia tramite Ruggero Lombardi (Fi): «Casello che ha riflessi negativi su tutta la mobilità del nord milanese in termini di inquinamento, viabilità e costi sostenuti da decine di migliaia di pendolari che, ogni giorno, transitano da quel casello di cui reclamiamo a gran voce la cancellazione».
Replay della richiesta sottoscritta dallo stesso Penati quando ancora non aveva blindato Serravalle. Quando era segretario provinciale della Quercia e ancora non si era «travestito da tycoon» secondo Dapei: «Allora, non aveva contratto alcun debito con le banche per 268 milioni di euro e, quindi, non gli servivano gli incassi del casello sestese per ripianare il suo debito».
E mentre il sindaco di Milano Gabriele Albertini continua a puntare l’indice su «possibili finanziamenti degli imprenditori ai partiti», Penati invia un’integrazione a sua firma alla Corte dei Conti chiamata dal presidente diessino a decidere su un presunto «impoverimento del Comune» attraverso le privatizzazioni «realizzate e quelle mancate». Tempo perso che depista i cronisti anziché dare la risposta attesa, quel sì corale della maggioranza all’asfalto già pronunciato dal professor Giulio Sapelli, presidente di Asam, che evidentemente non è né uno yes-man e neanche uno del «gruppo» di Sesto San Giovanni.