Forza Italia: "La politica di Prodi è opposta a quella condotta dalla Nato"

Bondi e Cicchitto criticano l'esecutivo: "La
politica estera del governo tradisce la tradizionale impostazione della Dc, è
opposta a quella condotta dalla Nato, e anche l'Udc, al momento di decidere sul
rifinanziamento delle missioni internazionali deve tenere conto di queste riflessioni"

Roma - La politica estera del governo Prodi tradisce la tradizionale impostazione della Dc, è opposta a quella condotta dalla Nato, e anche l'Udc, al momento di decidere sul rifinanziamento delle missioni internazionali deve tenere conto di queste riflessioni. Lo affermano il coordinatore e il vice coordinatore di Forza Italia, Sandro Bondi e Fabrizio Cicchitto. «La politica del governo - è il ragionamento dei due esponenti di Forza Italia - non è la nostra, quella comune a tutti i partiti dell'opposizione, e a partiti come Forza Italia e all'Udc che appartengono alla storia del Partito Popolare Europeo: non è quella della fedeltà alle alleanze, non è quella del sostegno alla lotta armata contro il fondamentalismo terrorista. Riteniamo perciò doveroso condurre una comune riflessione perché non sarebbe un gesto fedele alle nostre comuni tradizioni atlantiche e non darebbe un sostegno ai nostri soldati, affidati nelle loro azioni militari, sostenere, sia pure per senso di responsabilità, una politica così lontana dalla nostra e completamente snaturata rispetto alle sue ispirazioni originarie».

«Storicamente - affermano Bondi e Cicchitto - la politica estera guidata dalla Dc ridiede al paese la dignità di chi è fedele alle alleanze anche nei momenti di crisi. Con i democratici cristiani agli esteri, l'Italia divenne credibile e lo rimase con dignità anche quando la sua posizione geografica le indicava interessi politici altri dall'alleanza. Inoltre rimase eroicamente contraria di fronte al terrorismo quando accettò che andasse perduta, con il rifiuto delle trattative e dello scambio, la vita del suo maggiore leader Aldo Moro. Sono due considerazioni che spero ci guidino, tutti insieme, anche l'Udc, nella scelta attuale».

Ancora: «La trattativa per la liberazione del giornalista di Repubblica prigioniero dei talebani è stata condotta da un pensiero politico diverso dal nostro, cioè che i talebani fossero una parte politica con cui si potesse trattare, legittimandoli come soggetto istituzionale anche in vista di una conferenza internazionale sull'Afghanistan». Dunque «il governo ha operato con un giudizio politico opposto a quello che guida le forze intervenute in fedeltà alle Nazioni Unite e alla Nato per combattere la nuova sfida mondiale alla democrazia occidentale. Questa politica, che fa dell'Italia il ventre molle dell'alleanza in Afghanistan, espone i nostri soldati e i nostri giornalisti al pericolo che un tale cedimento di principio fa cadere su di loro. Mandare i nostri soldati con un armamento da forze di polizia e non da combattenti - concludono - è esporli a un rischio maggiore di quello degli altri alleati».