Forza Italia, di scena l'ultimo atto: subito nel Pdl

Dopo il primo via libera dal Consiglio nazionale, oggi il partito vara
la svolta verso il nuovo soggetto politico con An. Scajola: "Non è il
disarmo, ma il punto di partenza&quot;. Biondi: &quot;Spazio per ogni anima&quot;. Bondi: &quot;Casini non si ricrede ma i suoi elettori ci voteranno&quot;<strong><a href="/a.pic1?ID=307631"></a></strong>

Roma - A due passi da San Pietro, Forza Italia prova a porre la sua prima pietra con il via libera del Consiglio nazionale alla confluenza nel Popolo della libertà. Un passaggio importante, anche se già ampiamente condiviso, che segna in maniera formale l’avvicinamento al grande partito unico dei moderati a cui aspira da anni Silvio Berlusconi. E sarà proprio il premier oggi a chiudere l’assise convocata all’Auditorium della Conciliazione. Per sancire il percorso verso il nuovo soggetto politico, che dovrebbe nascere a marzo, forse già a febbraio.

«Forza Italia resterà Forza Italia fino al Congresso fondativo del Pdl», che sarà composto da 6.000 delegati (4.000 tra Fi e altri alleati, 2.000 di An), spiega intanto Alfredo Biondi, presidente del Consiglio nazionale, massimo organo collegiale. Detto questo, scrive ai circa 700 consiglieri l’ex parlamentare di lungo corso - che salirà sul palco per i saluti prima del coordinatore Denis Verdini - in queste ore il partito è «chiamato ad assumersi la piena responsabilità per accompagnare la transizione verso il Pdl». Un appuntamento «molto importante e significativo», aggiunge, «non per sciogliere Fi, ma per rinnovare e rafforzarne il suo ruolo in un nuovo grande orizzonte politico che si apre di fronte a noi». Con l’obiettivo di «non portare avanti una fusione a freddo, come avvenuto nel Pd, con due o più oligarchie riunite». Tra l’altro, avverte Biondi, «non dovrà essere un partito monolitico», ma il risultato di «un grande viaggio, in cui ciascuno, sia esso liberale, cattolico o altro, porti con sé il proprio bagaglio». Per dare seguito alle «intuizioni del rabdomante Berlusconi, che ha scoperto un giacimento dove nessuno pensava potesse esistere».

E così, tocca poi a Claudio Scajola dire la sua. «Oggi non finisce la storia di Forza Italia - sottolinea il ministro per lo Sviluppo economico -. Si compie invece un processo iniziato nel 1993, quando Berlusconi scese in campo per cambiare la politica italiana. C’è riuscito: adesso abbiamo in Italia finalmente un bipolarismo di tipo europeo, nel quale i moderati, i popolari, fra storici e laici, sono uniti nel Pdl». Questo «non significa il disarmo di Forza Italia», rimarca Scajola. Perché «le donne e gli uomini che per 15 anni sono stati protagonisti sul territorio delle battaglie di libertà, saranno anche i protagonisti del nuovo soggetto politico voluto da Berlusconi».

«Ci troviamo dinanzi a un punto d’arrivo, ma al tempo stesso a un punto di partenza», analizza dal canto suo Sandro Bondi. Convinto che «bisogna proseguire sulla strada già segnata, per dare una configurazione stabile e duratura, attraverso il radicamento territoriale, a un soggetto unitario che per gli elettori già esiste». Per l’ex coordinatore azzurro, oggi titolare ai Beni culturali, il nuovo partito «dovrà aprirsi più possibile alla società civile». E anche agli «elettori di centro». Visto che, se «è impossibile che Casini possa ricredersi», non lo è per chi ora vota Udc.

«La strada che abbiamo percorso fino a oggi, dall’annuncio di San Babila alla formazione di una squadra politica e di governo capace di largo consenso», commenta invece Franco Frattini, «non rappresenta l’arrivo di una comoda tappa, ma piuttosto un monito a spingerci sempre oltre». «Un cammino, appunto - rimarca il ministro degli Esteri - verso ulteriori percorsi di crescita strategica e rafforzamento della nostra progettualità politica». E «se vogliamo essere innovativi, nel senso di stare sempre al passo con i cambiamenti sociali - prosegue - il Pdl dovrà sempre più guardare al modello-partito delle grandi democrazie». Cioè, quello «governato dagli elettori, senza segni distintivi al suo interno, ma non per questo a corto di idee di dibattito o di militanti e tecnici della politica».

Chi si augura inoltre di riuscire nella «difficile operazione di mantenere l’azione politica e sociale finora ricoperte» da Fi e An è Fabrizio Cicchitto. Per il capogruppo del Pdl a Montecitorio, l’impegno che deve caratterizzare tutti è portare avanti una «riflessione sui modelli di partito che hanno caratterizzato sia chi stava in An che in Forza Italia». Va trovata dunque una sintesi nella «formula». E attorno alla leadership di Berlusconi va creata una «realtà che lo sorregga, affinché non ci si abbandoni a lui». Ed è anche per superare il «paradosso» che vede gli elettori più avanti, rispetto ai suoi rappresentanti, che oggi, a due passi da San Pietro, Forza Italia pone la sua prima pietra.