Forza Italia, voglia di partito

Egidio Sterpa

Sì, è venuto il momento di fare un discorso serio sul futuro della Casa delle Libertà, il suo perimetro possibile, la sua identità politico-culturale. Ha vissuto finora in virtù delle capacità d’iniziativa di Berlusconi, del suo carisma, del potere tenuto per cinque anni, ma ora indubbiamente vive un momento difficile. Non ci sono segni di vera e profonda destabilizzazione (è la parola pronunciata da Pisanu a Todi al recente convegno di Liberal di Adornato), ma sicuramente c’è smarrimento.
Non perdiamo di vista la realtà. Casini cerca per la sua Udc una via alternativa, immaginando di mettere insieme una forza di centro e forse di trovare una intesa proficua con quanto c’è ancora della vecchia Dc a sinistra. Altro ricercatore di nuovi equilibri è Fini, frustrato evidentemente da un passaggio da tanto potere inimmaginabile qualche anno fa, ad un’infinità di problemi insorti dentro il suo stesso partito, dove scalpitano giovani poulain (allievi prediletti, ndr) e colonnelli con grandi aspirazioni. Ma dove e come trovare questi nuovi equilibri? Per An è assai più arduo che per l’Udc.
E la Lega? Bossi, dopo la malattia, si mostra responsabile e sensato, come è apparso anche a Napolitano nell’incontro in Prefettura a Milano. Pure lui alle prese, però, con feudatari alla ricerca di spazi personali e divergenti tra loro nelle prospettive. C’è il caso di Maroni, che ha sguardi interessati verso sinistra. Bel problema questo della Lega per la Casa delle Libertà. Bossi ha di certo in testa la «questione settentrionale», che contiene la visione di un immaginario Lombardo-Veneto leghista. Ma come accoppiare simile visione con il disegno di un partito moderato nazionale, cattolico e laico insieme, come lo sogna Berlusconi? Il problema lo ha posto a Todi Pisanu, sostenendo che l’intesa con la Lega va rinegoziata, soprattutto dopo la bocciatura della devolution. Già, ma in quale direzione, sulla base di quali valori comuni? In Forza Italia c’è chi teme che rinegoziazione possa significare divisione, che, aggiunta ai sussulti di Udc e An, debordi in destabilizzazione. Suscitano attenzione le avances di Calderoli, per il quale «la Casa delle Libertà secondo il vecchio schema non esiste più» e va deciso «il modo di fare opposizione». Anche qui: come costruire una casa che ospiti i vari partiti di centrodestra? E quale il modo giusto di fare opposizione?
Come si vede, si è in presenza di una questione con molte facce, tanti problemi e qualche contraddizione difficile da conciliare. Vi si aggiunge ora un vero ossimoro politico: il Tremonti che dice: «Io credo che non ci siano alternative ad un governo di larghe intese». E dove va a finire a questo punto la ricerca di una identità che sia alternativa chiara al sinistra-centro in atto al governo del Paese? Che cosa muove questa idea tremontiana, forse il timore che lo sbandamento Udc e il nervosismo di An tolgano iniziativa politica al resto del centrodestra? E ancora una domanda: fa parte di questo timore anche l’appello di Bondi a ricercare nuove «vie istituzionali e politiche»?
Tutti questi quesiti sono indubbiamente motivi seri di inquietudine in Forza Italia, che è il partito-cardine del centrodestra, lo è stato finora almeno. Ora, si capisce, la questione fondamentale è quale ruolo, quale identità entro quale spazio politico, quale strategia possa e debba darsi la politica berlusconiana. In una visione fortemente legata alla realtà, il progetto di partito unico dei moderati, un centrodestra cioè che faccia massa, pare in declino. C’è chi insiste a teorizzarlo con un certo impegno intellettuale e culturale, Adornato per esempio, che è politico serio e preparato come pochi lo sono, ma l’ipotesi si sta sfarinando. La Casa delle Libertà è abitata da Penelopi che di giorno fingono di lavorare al telaio e di notte disfano la tela. E c’è anche una buona dose di mediocrità. È in atto, si direbbe, una diaspora senza obiettivi precisi.
Come ovviare a tutto ciò? Detto con grande afflato di liberissima sincerità, a Berlusconi s’impone quasi un obbligo: fare finalmente del suo movimento (tale è stato finora) un vero e solido partito, con una classe dirigente vigorosa, colta, motivata da ideali fermi, una vera intellighenzia politica. È tesi assai opinabile che siano cadute tutte le ideologie e che sia ormai morta e sepolta la storia delle tradizionali culture politiche. Non insegnano nulla le convulsioni che sta vivendo la sinistra, anch’essa in grande difficoltà nella costruzione del cosiddetto partito unico democratico?