FORZA ITALIA LA VORREI COSÌ

Io spero che Berlusconi legga questo articolo gettato giù di furia. Scriverò in modo ruvido e sincero. A me non piace affatto come stanno andando le cose. Non mi piace come ci siamo accodati alla guerra di capitan D’Alema, anche perché già ci accodammo all’altra sua guerra, quella contro la Serbia. I nostri lettori ed elettori sono infuriati e chiedono: dov’è il partito? Dov’è il cosiddetto centrodestra? Che fa e che dice Berlusconi? Io ho risposto su queste colonne (e anche su quelle del New York Times) che sono contrarissimo a questo intervento militare antisraeliano, un ridicolo show muscolare di un’Europa delle steppe e del foie gras che non ha mai saputo badare a se stessa, non disarma Hezbollah e non sbatte la canna della pistola sotto il naso dell’Hitler di Teheran.
Qualcuno dirà: che c’entra tutto questo con il partito? C’entra e come. Punto primo: dobbiamo guidare l’opposizione e dunque far vedere che ci opponiamo non che siamo tanto carini, costruttivi e responsabili. Io sono per una opposizione irresponsabile e distruttiva perché la nostra gente sente puzza di inciucio, anche se non c’è.
Secondo: la gente di Forza Italia è furibonda perché nessuno l’ha chiamata in piazza.
Terzo: il presidente di Forza Italia deve rendersi conto che ha inventato il partito, ha inventato il nome e il logo, le bandiere e l’inno, ha inventato uno stile vincente (quando vince), ma non ha inventato il suo elettorato che, come notava Baget Bozzo, non è di centro e non è di destra e dunque non è di centrodestra. E questo Berlusconi lo sa. O noi accettiamo di proporci come una forza rivoluzionaria democratica (dove rivoluzione non vuol dire violenza ma riforme radicali) o siamo cotti. Destra e centro sono già occupati da tribù politiche stanziali, mentre noi di Forza Italia siamo tutti nomadi e tuttavia la pensiamo nello stesso modo: ma è importante ricordarsi che come popolo esistiamo da prima che Forza Italia esistesse, e che però siamo insieme soltanto perché Berlusconi ha creato Forza Italia, casa comune senza la quale avrebbe vinto la lugubre macchina da guerra comunista.
A livello locale il partito è in genere un disastro e credo che su questo poco si possa fare, salvo cacciare i comitati d’affari a calci nel sedere. Molti nostri elettori se ne sono andati, e questo è un fatto da analizzare con animo chirurgico, come è un fatto che siamo e restiamo il primo partito d’Italia, strutturalmente incapaci però di contare nelle grandi scelte anche quando governiamo.
Quanto all’identità, dovremmo schiodarci dal sistema tolemaico della destra e della sinistra: noi siamo futuro, mentre la sinistra è il passato conservatore, ma che sa stare al tavolo da gioco e si porta via il piatto anche quando perde.
Siamo un disastro come comunicazione di massa, in televisione si vedono sempre le stesse facce e non ho alcun ritegno ad indicare me stesso come esempio. La Rai mi ha messo al bando e Mediaset pure. I giornali e televisioni che dovrebbero esserci vicini non hanno mai imparato la lezione di Repubblica quando faceva squadra con Espresso, RaiTre di Angelo Guglielmi e Tg3 di Sandro Curzi.
La struttura del partito va rifatta e lasciamo perdere le idiozie generazionali. A dirigere ci deve andare chi ha idee chiare e distinte, chi ha polso fermo, voce chiara, capacità di convincere e vincere.
Il nostro è un partito di ideali. Il minimo comun moltiplicatore è l’anticomunismo democratico liberale e di sinistra. Ciò che unisce la sinistra italiana è il filocomunismo, non importa in quale salsa.
La questione impronunciabile, l’eredità del comunismo (e del fascismo) spacca ancora l’Italia in due. Noi abbiamo bisogno di dare spazio a gente che sappia interpretare questa alleanza fra gente libera. Io sono ammirato dallo show televisivo che questo governo fa dei propri sbarchi militari. Noi abbiamo difeso la libertà e combattuto il terrorismo con la coda fra le gambe. È stato un errore devastante aver ignorato ciò che il Parlamento della Repubblica italiana ha prodotto attraverso la Commissione Mitrokhin e ora c’è bisogno di uno scossone ideologico, di traumi e di gente che nella schiena abbia un filo di ferro e non di lana.
La minaccia di far fuori il leader dell’opposizione attraverso una legge ad personam per il conflitto di interessi richiede, non soltanto per la persona di Berlusconi, una mobilitazione di massa, visibile sulle piazze. Altrimenti sarà inutile baloccarci con il birignao sulla forma partito e la scialba sociologia delle chiacchiere, perché saremo già spacciati. E invece abbiamo tutti, ma proprio tutti i numeri per vincere e far vedere che la forma del partito è quella di una lancia che butta giù un governo dalla maggioranza taroccata, per riportare gli italiani alle urne, senza mediazioni.
p.guzzanti@mclink.it