«La forza della mamma di Cogne? Aver sedotto milioni di italiani»

La tesi della procura è che si sia costruita un personaggio da interpretare

nostro inviato a Torino

Alla fine della requisitoria i dubbi restano intatti. Il movente che va e viene, l'arma che non si trova, la personalità oscura e insieme trasparente della mamma di Cogne. Si procede per contraddizioni e la volonterosa analisi di Vittorio Corsi non scioglie i nodi. Chi è Annamaria Franzoni? «I quindici specialisti che l'hanno visitata in questi anni - ammette lui - hanno dato risposte contrastanti». Un caravanserraglio di patologie e diagnosi per la più sconcertante delle conclusioni: la mamma è una persona normale. Ma questa normalità galleggia su elementi ambigui: si può definire normale chi massacra il figlio? E come mai la madre di Samuele si ostina a non confessare come tutte o quasi le sue presunte «colleghe» assassine? Qui subentra la tesi del personaggio costruito a tavolino: «Esaminando le intercettazioni ambientali -spiega Corsi - e leggendo il libro che ha pubblicato, si scopre che la famiglia ha voluto costruire un personaggio: la buona madre». Il resto ce l'avrebbe messo lei: «Annamaria è seduttiva; ha sedotto i periti che l'avevano dichiarata sana di mente. Ha sedotto milioni di italiani». Avrebbe giocato con giornali e tv. Insomma, non è chiaro dove finisca la realtà e cominci la fiction, la favola edificante pensata per alleggerire la sua scomodissima posizione.
Gira e rigira, non si intuisce come una mamma dalla vita banale possa «aver perso la testa» al punto di rompere quella di Samuele. La storia non è poi così semplice come si ostina a ripetere Corsi, nel tentativo di far quadrare il cerchio. O se lo è, si è fatto di tutto per complicarla: le sentenze si fanno sulle prove, non sulle convinzioni.
L'arma per esempio. Anche su questo versante il bottino dell'accusa è incerto: «Può essere stato un mestolo, una mestola come dice il papà di Annamaria, o un pentolino. Ripeto - sillaba con onestà Corsi - può essere». Come può non essere. «Ma una scarpa o un sabot dotato di carrarmato», come sostiene il professor Carlo Torre, consulente della difesa, «non possono essere stati». E perché? «Nelle ferite - conclude Corsi non ci sono tracce di terra». «Al momento non replico - afferma Torre - ma posso dire che l'obiezione del Pg non mi preoccupa. È superabilissima». Ancora una volta il confine tra certezza e verosimiglianza sembra essere cancellato. «Ho depositato - aggiunge l'avvocato Paola Savio - un elaborato del professor Torre che potrà essere utilizzato non solo da me per discutere, ma anche dalla corte d'assise d'appello per ragionare con un argomento in più su questo fatto».
Paola Savio giocherà le sue carte lunedì e martedì prossimi; il suo compito è arduo, anche perché ha raccolto all'ultimo minuto il testimone lasciato da Carlo Taormina al call center delle difese d'ufficio. Per ora non si sbilancia: «Sulla richiesta del Pg non dico nulla. E non mi aspettavo nulla». È Annamaria ad aspettarsi tutto da lei.