Forza Nuova ignora il divieto: disordini e feriti a Centocelle

I militanti dell’ultradestra hanno tentato di sfondare il cordone delle forze dell’ordine. Tensione, sei arresti e decine di contusi

Alessia Marani

Comizio vietato, ma Forza Nuova non ci sta. Gli attivisti dell’ex Terza Posizione di Roberto Fiore tentano di raggiungere ugualmente piazza San Felice di Cantalice, a Centocelle, e scoppia il finimondo. Per un pomeriggio sulla periferia Est della capitale cala uno scenario da Anni di piombo. «Compra italiano» sfoggia uno striscione mollato a terra in fretta e furia dai ragazzi di Fn, un centinaio, in precipitosa ritirata sulla via Casilina, dietro di loro due schieramenti del reparto antisommossa dei carabinieri e gli uomini della Digos, la divisione politica della polizia. Sassi raccolti dalla massicciata della ferrovia Roma-Pantano da una parte, lancio di lacrimogeni dall’altra: un paio di manifestanti le prendono di santa ragione, anche tra le forze dell’ordine a fine giornata si contano i feriti. I primi bilanci parlano di sei forzanovisti arrestati, decine i contusi, tra cui un funzionario della polizia e lo stesso Fiore.
Una guerriglia annunciata. Arrivata dopo il «niet» del prefetto Achille Serra e del questore Marcello Fulvi alla richiesta d’autorizzazione per un dibattito pubblico nel quartiere da sempre considerato «feudo rosso», a una manciata di chilometri dal «Forte Prenestino», dove però Fn aveva registrato una buon numero di voti alle ultime elezioni. Una prima manifestazione era già stata annullata per motivi d’ordine pubblico il 4 giugno. Permettendo, però, allo stesso tempo un presidio ai centri sociali. Nel frattempo il clima di tensione è cresciuto fino all’epilogo di ieri. Tanto che il quartiere si è svegliato blindato. Carabinieri e polizia a ogni angolo di strada. Il quadrilatero «caldo» tra la via Casilina, viale della Primavera, via Prenestina e viale Palmiro Togliatti, presidiato in corrispondenza degli incroci e delle piazze «nevralgiche», quelle che corrono lungo il tragitto che ipoteticamente finirebbe per dividere i «camerati» e i «compagni» riuniti al Forte, in via Delpino. Questa volta anche a loro è stato proibito di sfilare. Stavolta si teme il peggio. In mano gli agenti hanno la mappatura delle strade, i dirigenti comunicano con le radio ogni movimento sospetto. Nel primo pomeriggio tre giovani con le teste rasate vengono fatti allontanare da piazza di Cantalice, altri vengono fermati e identificati. Alcuni commercianti abbassano le saracinesche. Altri si sentono più tranquilli: «Tanta polizia così non l’abbiamo mai vista». Ma alle sei meno un quarto quando tutto ormai pareva scorrere liscio, ecco il putiferio. Al Forte Prenestino resta alto lo striscione «Roma antifascista». Se al Forte si muovono, ci scappa il morto. Qualcuno lo pensa, ma non lo dice. Mentre sulla Casilina le camionette dei carabinieri si fanno largo a sirene spiegate tra gli automobilisti in coda, contromano. Una signora urla mentre portano via in questura il primo fermato: «Non sarebbe accaduto se li aveste lasciati parlare». Volano manganelli, i militari stremati si fermano in via Gino dall’Oro, dopo due chilometri di carica. A terra resta pure uno zainetto lanciato da uno dei forzanovisti verso un cassonetto, poi rovesciato a mo’ di barricata. Dentro un coltello. «Difendi i diritti dei bambini. Difendi i diritti dei lavoratori», volevano gridare quelli di Fn, come scritto nei volantini abbandonati sull’asfalto. «Secondo qualcuno - fa sapere Gioventù Europea in una nota - un manipolo di ragazzi di destra rappresenterebbe un problema per la democrazia e l’ordine pubblico. Al contrario, alle decine di centri sociali illegalmente occupati tutto è consentito». Fn, invece, ha chiesto le dimissioni del questore.