Forza Nuova non apre la sede ma la sinistra fa le barricate

Nonostante la rinuncia di Foza nuova alla sede di corso Buenos Aires, gli «antifascisti» hanno voluto ugualmente protestare con un presidio in porta Venezia. A cui hanno partecipato i centri sociali che, a manifestazione finita, hanno cercato di sfilare in corteo. Dopo mezz’ora di rimpiattino con le forze dell’ordine, e relativo traffico bloccato, hanno marciato fino a Palestro, dove si sono imbucati in metropolitana.
Finisce così un tormentone iniziato oltre un mese fa quando il partito di estrema destra rense noto di aver vinto la gara indetta dal Comune per l’affitto di 200 metri di seminterrato in Buenos Aires. Con gli ingressi al 19, fondazione dei Fasci di combattimento, e 22, marcia su Roma. Suscitando le aspre polemiche della sinistra, radicale e moderata, sindacati e Anpi che annunciarono un presidio per sabato 18, giorno dell’inaugurazione della sede. Palazzo Marino innestò la retro marcia, revocando il contratto. Forza nuova puntò i piedi poi, anche per le preghiere dei commercianti di corso Buenos Aires che temevano un altro 11 marzo 2006, quando per impedire un corteo di Fiamma Tricolore la loro strada diventò un campo di battaglia, abbozzarono. Riconsegnando le chiavi e rinunciando alla cerimonia di sabato e rassegnandosi a un incontro in piazza Aspromonte, sede storica del movimento neofascista.
Messa così non ci sarebbe stato bisogno di nessuna contromanifestazione ma la sinistra, più o meno radicale, ha confermato il presidio in piazza Oberdan. Così ieri alle 15, chiuso corso Venezia fino a Palestro, in circa 1.500 si sono ritrovati per esprimere tutta la loro indignazione. Suscitando quella dei milanesi in Buenos Aires per lo shopping e dei commercianti: «Invece di rovinare il nostro lavoro - ha commentato Paolo Uguccioni, presidente del Comitato Cittadini di Corso Buenos Aires-Venezia - i sindacati vadano a fare le loro trattative per i lavoratori, non vengano a rovinare un bel sabato in cui le famiglie dovrebbero venire a fare gli acquisti di Natale».
Tra «Bella ciao», interventi dal palco davanti al Planetario, proclami e slogan la manifestazione è andata avanti fino alle 16, quando Cgil, Pd, Anpi e partiti comunisti vari hanno iniziato a lasciare la piazza. Lasciando il campo agli antagonisti in particolare Cantiere, Corsari e Stamperia. In duecento prima hanno invaso i bastioni poi al grido «corteo, corteo» hanno cercato di imboccare Buenos Aires. Iniziando il rimpiattino con le forze dell’ordine che se li bloccavano da una parte, loro sgusciavano dall’altra. Una giochino andato avanti per una mezz’ora fino a quando polizia e carabinieri li hanno circondati e chiusi in un angolo. Superfluo aggiungere che nel frattempo il traffico attorno a porta Venezia impazziva. Qualche rara macchina riusciva a fare lo slalom tra manifestanti e forze dell’ordine, ma la maggior parte dove rassegnarsi a una lunga attesa. Venivano anche fermati i tram per evitare che durante il rimpiattino qualcuno finisse sotto le ruote. Insomma il caos totale.
Partiva la solita lunga, estenuante trattativa con la questura che aveva fretta di toglierli al più presto da lì. Improponibile l’intervento di forza: in uno spazio così aperto una eventuale carica si sarebbe trasformato in una sorta di caccia all’uomo dagli esiti incerti. Non restava che concedere qualche metro di corteo. Alla fine i centri sociali ottenevano di sfilare fino a Palestro dove si sarebbero infilati in metropolitana. E così è stato. Sempre lanciando i consueti proclami truculenti, conditi da minacce di morte nei confronti dei fascisti, Riccardo De Corato e il ministro Ignazio La Russa, i circa 200 giovani hanno percorso il mezzo chilometro concordato per poi togliere finalmente l’assedio alla città.