Forza signor Fisco, continui così

Forza Visco, tenga duro. Non si dimetta. Non si lasci convincere da
quei suoi alleati di maggioranza - sempre più numerosi - che la
invitano a rinunciare alle deleghe sulla Guardia di Finanza. Resti al
suo posto, signor viceministro. Il lettore non pensi che siamo impazziti...

Forza Visco, tenga duro. Non si dimetta. Non si lasci convincere da quei suoi alleati di maggioranza - sempre più numerosi - che la invitano a rinunciare alle deleghe sulla Guardia di Finanza. Resti al suo posto, signor viceministro.
Il lettore non pensi che siamo impazziti. Al contrario, una logica c’è, e tra poco ve la sveleremo. Prima però, è necessario un riepilogo di quanto è successo ieri.
Dunque. Al «question time» di Montecitorio il ministro per i Rapporti con il Parlamento Vannino Chiti, rispondendo a un’interrogazione di An, ha difeso Visco giurando che il governo gli garantisce la fiducia assoluta. Intendiamoci: da Chiti non potevamo certo aspettarci un benservito al suo collega. Sono tuttavia degne di un piccolo approfondimento le motivazioni che Chiti ha utilizzato per scagionare il viceministro. «Visco - ha detto testualmente Chiti - non ha costretto nessuno a fare alcunché: non ne avrebbe avuto né la possibilità né i mezzi, né glielo avrebbe consentito la sua formazione culturale e la sua correttezza istituzionale».
Abbiamo messo in corsivo l’ultima parte dell’appassionata arringa dell’«avvocato» Chiti perché raramente abbiamo ascoltato una motivazione più formidabile. Capite? C’è il comandante generale delle Fiamme Gialle che mette nero su bianco, davanti a un magistrato, le sue accuse contro Visco; ci sono altri tre generali che le confermano; ci sono dei testimoni, ci sono delle lettere, ma nulla di tutto ciò va preso in considerazione perché «la formazione culturale e la correttezza istituzionale» di Visco sono tali che mai e poi mai il viceministro avrebbe potuto commettere irregolarità.
Insomma il governo dice: il processo contro Visco non va neppure cominciato, perché l’imputato è innocente a prescindere. È puro e immacolato nel suo Dna. A voi pare uno Stato di diritto questo? A noi pare una Repubblica delle banane. A noi pare che, a fronte di accuse così circostanziate, un’indagine seria vada fatta: poi, può anche risultare che Visco è innocente. Ma che tutto debba essere insabbiato prima ancora di accertare i fatti, è roba dell’altro mondo.
E non siamo i soli a pensarla così. Anche nella maggioranza cresce il «partito» di coloro che ritengono che Visco debba come minimo rinunciare alla delega sulla Guardia di Finanza. E siccome questo «partito» cresce, ecco che il governo rischia seriamente di andare in minoranza il prossimo 6 giugno, quando al Senato si discuterà della questione.
Ecco perché speriamo che Visco tenga duro. Perché restando incollato alla sua poltrona con argomentazioni tanto bislacche, rischia di mandare a casa non soltanto la sua augusta persona, ma anche Prodi e il resto dell’esecutivo. Il che sarebbe molto più bello, e molto più utile al Paese di un semplice avvicendamento della delega sulla Guardia di Finanza.