Forze dell’ordine Ora i Ds provano a correre ai ripari

da Roma

Più risorse per le forze dell’ordine. E poi una stretta sull’immigrazione, in particolare per quanto riguarda l’identificazione degli stranieri che approdano in Italia. I Democratici di sinistra, e nella fattispecie il segretario Piero Fassino, scelgono di battere sul tasto dell’ordine pubblico e di recuperare il gap di consensi che la maggioranza vede crescere nel Paese e, soprattutto, tra i tutori dell’ordine.
L’offensiva di Fassino è partita dai nodi economici. E l’intento dichiarato è quello di rendere meno drastica la «dieta» che la Finanziaria ha imposto a poliziotti e carabinieri. Martedì, mentre le strade della capitale erano invase dai sindacati della sicurezza che manifestavano contro la Finanziaria, il leader della Quercia aveva già teso la mano alle forze dell’ordine. Ieri il segretario del primo partito della maggioranza ha consolidato la sua posizione invitando il governo «ad accogliere gli emendamenti presentati al Senato dai gruppi parlamentari per innalzare ulteriormente le dotazioni finanziarie per la sicurezza». In particolare per quanto riguarda le risorse «necessarie al rinnovo dei contratti e ai trattamenti salariali di chi svolge ogni giorno un lavoro di estrema delicatezza per la sicurezza di tutti».
Al centrodestra, la scelta del segretario Ds è apparsa una diretta conseguenza delle mobilitazioni di questi giorni contro la manovra. Il leader di Alleanza nazionale Gianfranco Fini, che ha partecipato al corteo dei tutori dell’ordine, considera «molto significativo che Fassino abbia detto che bisogna accogliere le richieste dei sindacati del comparto sicurezza che hanno dato vita a Roma ad una manifestazione politicamente importanti». Anche la mega manifestazione del centrodestra di sabato continua a «determinare conseguenze politiche». «Nessuno mi toglie dalla testa - ha aggiunto Fini - che la decisione della maggioranza di togliere il ticket dal Pronto soccorso sia anche la conseguenza della manifestazione popolare. È la riprova che quando le manifestazioni sono basate sul dissenso reale del Paese, allora servono».
Ma la diffidenza degli italiani nei confronti del centrosinistra per quanto riguarda le repressione della criminalità è un problema antico. E lo strumento al quale Ds hanno affidato il recupero di consensi è un decalogo, con il quale il Botteghino indica le sue priorità al governo. Tra i punti qualificanti, la richiesta di sottrarre dal lavoro d’ufficio i tutori dell’ordine, misure per favorire la socializzazione e l’integrazione dei cittadini extracomunitari e anche una «riqualificazione» dei poliziotti e carabineri di quartiere - che erano stati creati dal governo di centrodestra - concentrandoli nelle zone a maggior rischio.
Ma tra i dieci punti trova spazio anche la richiesta di «nuove norme che assicurino in modo indiscutibile l’identità delle persone immigrate, così come è assicurata l’identità dei cittadini, per garantire la grande maggioranza di immigrati onesti e per stabilire una più netta linea di demarcazione tra questo tipo di immigrazione e quella di carattere criminale». Una formula che ricorda molto la proposta di legge presentata un mese fa da Luciano Violante che prevedeva l’identificazione dei clandestini tramite impronte e pene più severe per chi cancella le impronte digitali con l’acido. Una ricetta anti criminalità che fu respinta da tutta la sinistra radicale e anche dal correntone Ds.