«Forze Nato di terra per un mese in Libia»

Mentre gli insorti annunciano di controllare Tripoli «al 95 per cento», anche nel resto della Libia si combatte ancora e gli aerei inglesi bombardano la roccaforte gheddafiana di Sirte di Tripoli per la prima volta un esponente dell’esecutivo italiano ipotizza che truppe Nato entrino in Libia per contribuire all’ordine pubblico e alla pacificazione. Si tratta di Guido Crosetto (nella foto tonda), il sottosegretario alla Difesa conosciuto più che altro per gli attacchi a Giulio Tremonti e per essere stato definito dai giornali «capo dei frondisti» del Pdl. A Radio24 ieri Crosetto ha spiegato che un contingente militare della Nato potrebbe essere impiegato in Libia per un mese, prima che l’Onu possa organizzare una forza internazionale di pace che impieghi forze armate di Paesi arabi o africani. «Non è detto - ha dichiarato il sottosegretario - che nelle prossime riunioni internazionali Ban Ki Moon non debba chiedere alla Nato un supporto di un mese anche sul terreno».
Sullo scongelamento dei soldi libici depositati un po’ in tutto il mondo, invece, si registra un singolare tira-e-molla tutto europeo e la notizia di un possibile «buco» da quasi tre miliardi di dollari nella Libyan investment authority, il fondo sovrano di Tripoli creato nel 2006 da Saif al Islam Gheddafi. Lo ha rivelato il funzionario libico incaricato dal Consiglio nazionale transitorio di inventariare gli investimenti libici all’estero. Appropriazioni indebite, usi impropri e cattiva gestione. «Abbiamo bisogno di persone esperte - ha detto a Londra il funzionario libico -. Useremo tutti i mezzi disponibili, contatteremo le istituzioni rispettabili che sono legate ai fondi».
Quanto allo scongelamento dei soldi, la Germania si è detta pronta a dare il via libera il prima possibile mentre l’Unione europea ha lanciato un appello alla prudenza, chiedendo a governi di assicurarsi che i sostenitori del vecchio regime non ne traggano beneficio. «Stiamo cercando di vedere come fare, abbiamo più opzioni» ha dichiarato la portavoce del capo della diplomazia ue Catherine Ashton, durante un incontro con i giornalisti a Bruxelles. Nella serata di giovedì, comunque, l’Onu aveva annunciato lo sblocco di fondi per un miliardo e mezzo di euro destinati alla ricostruzione e per far fronte alle emergenze.
Sul fronte diplomatico, mentre gli analisti focalizzano l’attenzione sul duello che Italia e Francia stanno animando sulle prospettive della ricostruzione e sullo sfruttamento delle risorse energetice libiche, il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha detto a margine del Meeting di Rimini che «si deve garantire un processo, equo, dignitoso e rispettoso della persona umana Gheddafi, anche se ha commesso tanti crimini». Quanto alla taglia sul raìs, Frattini osserva che «è stata promessa da un imprenditore di Bengasi, non dal Consiglio nazionale transitorio che, altrimenti, avrei criticato pubblicamente».