Fossati «live» a Villa Arconati Un arcangelo chiude il festival

Sul palco con lui sette musicisti per un viaggio tra i suoi successi

Antonio Lodetti

Programma come ogni anno raffinatissimo e variegato - si è passati dalle alchimie di Robert Fripp alla sensualità di Dulce Pontes, dalla new wave di Morrissey ai colori afroblues di Youssou N’Dour - quello del Festival di Villa Arconati, che si chiude questa sera con il recital di Ivano Fossati. Grande spazio al pianoforte in questa edizione, nelle sue mille sfaccettature che vanno dal pop di Riccardo Cocciante alle incursioni colte di Ludovico Einaudi, dal moderno minimalismo di Giovanni Allevi alla più alta canzone d’autore rappresentata dallo stesso Fossati. Fossati reduce dal tour acustico di un paio d’anni fa e dalla prima parte di questo «Arcangelo tour» che, dopo aver conquistato i club, è passato ora alle arene e agli spazi aperti.
È l’ultimo Fossati, quello appunto de L’arcangelo, il suo ventiduesimo album uscito lo scorso febbraio dopo tre anni di silenzio. Un disco cupo e pieno di poesia che per raccontare storie di vita quotidiana «fuori da ogni militanza politica, ma un’esortazione civile», puntualizza l’artista, spesso tirato per la giacchetta da alcuni partiti come loro simbolo. Nel ’96 infatti affida all’Ulivo il suo inno Canzone popolare ma la sua sensibilità gli consiglia poi di prendere le distanze. Si sente usato. «Mi ci vollero anni per riappropriarmi psicologicamente di quel brano, io non voglio un ruolo del genere, faccio un altro mestiere». Il suo mestiere, da sempre, è quello di esplorare il mondo tra realta, mitologia e fantasia, di organizzare viaggi letterari e sonori che incrociano i suoi amori, da Bach al jazz, dai Beatles ai cantautori brasiliani, da Brel a Randy Newman, dal rock alla world music e viceversa. Le contaminazioni sono sempre state il suo pallino, sin da quando, suonando il flauto e con voce scura, portò al trionfo al festival di Sanremo i Delirium con quel misto di gospel, misticismo, filosofia hippie e pop intitolato Jezahel («Sono stato una mina vagante al Festival»). La sua carriera è un continuo approdo in nuovi porti, che lo porta dapprima a scrivere canzoni per Mina, Patty Pravo (è autore di Pensiero stupendo), Bertè (E la luna bussò), Fiorella Mannoia (Le notti di maggio), per il suo grande amore Mia Martini. Poi a cercare emozioni in giro per il mondo, con il suo lirismo intenso e la vena spoglia d’enfasi, baloccarsi ora con brani più spensierati (La mia banda suona il rock) ma soprattutto con l’impegno (album come 700 giorni, La pianta del tè, la «geografia dell’anima» di Discanto fino al nuovo e tagliente brano Cara democrazia) che lo caratterizza da sempre. Senza dimenticare le sue colonne sonore (soprattutto per i film di Carlo Mazzacurati), quelle con il teatro, l’impegno sociale (ha vinto il premio Amnesty Italia) e quelle con artisti come De André, De Gregori, Trilok Gurtu, Ivano Fossati è amato soprattutto come cantastorie colto e un po’ melanconico e stasera il suo pubblico, accanto ai nuovi brani, aspetta un pugno di classici come Mio fratello che guardi il mondo e pezzi meno frequentati del suo sterminato repertorio come Chi guarda Genova e Traslocando.
Al suo fianco ci sono Pietro Cantarelli alle tastiere, Riccardo Galardini e Fabrizio Barale alle chitarre, Daniele Mencarelli al basso, Claudio Fossati alla batteria, Marco Fadda alle percussioni, Mirko Guerrini ai fiati e alle tastiere. Il Fossati vagabondo proseguirà il tour estivo fino alla fine di settembre poi, dopo una breve pausa, riprenderà nei teatri fino alla fine dell’anno.

Ivano Fossati, Villa Arconati (Castellazzo di Bollate), ore 21,30