Fosse comuni con 1000 corpi vicino a Kirkuk

Bagdad. Otto fosse comuni con i resti di circa 1.000 persone sono state trovate in due villaggi iracheni nelle vicinanze di Kirkuk, nel Kurdistan iracheno, nel nord del Paese. Secondo i rappresentanti dell’Unione patriottica del Kurdistan (Puk), il partito del presidente Jalal Talabani, «molte delle vittime sono curde, ci sono inoltre resti di cristiani e turcomanni che vivevano nei villaggi di Al-Asri e Tubazawa a maggioranza curda». Secondo i vertici del Puk, tra i corpi ritrovati ci sarebbero anche i resti di alcuni sciiti vittime della repressione di Saddam Hussein al termine della prima guerra del Golfo nel 1991.
Dalla fine del regime di Saddam sono state numerosissime le fosse comune con i resti di curdi scoperte nel nord e di sciiti nel sud. Secondo fonti ufficiali statunitensi, almeno 300.000 corpi di persone trucidate dal deposto regime sarebbero seppelliti in tutto il Paese. Prima dei ritrovamenti di Kirkuk, martedi erano state trovate altre due fosse comuni a Nassirya, nel sud del Paese.
Martedì scorso il tribunale speciale che sta giudicando Saddam Hussein ha deciso che l'ex rais dovrà rispondere dell'accusa di genocidio per la cosiddetta campagna di Anfal, che negli anni del regime causò circa 100.000 morti tra i curdi. Si tratta di un’operazione in cui tra il 1986 e il 1989, venne sterminata gente di questa etnia. Stando a fonti curde, oltre 180mila connazionali furono sistematicamente deportate o uccise e sepolte in fosse comuni.
Per la campagna di Anfal, oltre a Saddam il Tribunale speciale ha incriminato anche Ali Hassan Majid, conosciuto come «Ali il chimico», cugino dell'ex presidente. L'attacco venne lanciato in tre diverse fasi, tra il 1986 e il 1989, anni in cui l'Irak era in guerra con l'Iran. Il 16 marzo 1988 le forze di Saddam usarono gas velenosi contro la città di Halabja, in cui persero la vita 5.000 persone. Al comando delle truppe di Bagdad c’era Majid, che dopo quel massacro venne soprannominato appunto «Ali il chimico». Le organizzazioni per i diritti umani ritengono l'eccidio di Halabja una delle peggiori atrocità commesse dal regime di Saddam.