Una foto del Cavaliere per le nuove generazioni

Caro Granzotto, sono ancora io, Alberto, e vorrei chiederle come mai, se le donne si vantano di essere uguali agli uomini, le divorziate si prendono l'assegno di mantenimento? È ovvio l'assegno per i figli ma non quello per le mogli, che lavorano e quindi hanno uno stipendio! Alla trasmissione televisiva Forum anche tante donne si lamentano per questa legge che fa rimanere gli ex-mariti in mutande. A questo proposito le racconto una barzelletta. Una bambina fa i capricci con il padre perché vuole avere una Barbie. Il poveretto, esasperato, entra in un negozio di giocattoli e legge i prezzi: «Barbie sulla neve» - 20 euro; «Barbie ballerina» - 20 euro; e così via, finchè: «Barbie divorziata» - 100euro. Il padre incuriosito chiede a un commesso: «Scusi ma come mai tutte le Barbie costano 20 euro e «Barbie divorziata» ne costa 100?» «Beh - risponde il commesso - “Barbie divorziata” ha l'auto di Ken, la casa di Ken, la piscina di Ken... Ciao!

O questa, poi! Alberto mio, ma cosa importa a un tredicenne come te il divorzio, l'assegno di mantenimento e tutte quelle miserie là? Intendi prenderla alla larga e prepararti in tempo? Comunque sia, se proprio ci tieni sappi che l'istituto del divorzio pratica la par condicio. L'assegno divorzile, così si chiama, non se lo cucca solo la donna. Può cuccarselo anche l'uomo, quando non abbia i mezzi per conservare il tenore di vita che aveva nelle vesti di marito (di una moglie più ricca, va da sé) e sempre che sia la consorte a chiedere il divorzio. In pratica: paga chi ha inteso divorziare e paga solo se il coniuge non ha una lira. Anzi, no: se non ha quel tanto che gli permetta di seguitare a godersela come se la godeva quando era sposato. Chiaro? Sbrigata questa faccenda vengo alla seconda parte della tua telematica missiva dove mi chiedi di intervenire a tuo favore presso Silvio Berlusconi. Al quale hai spedito una lettera dove ti dichiari un suo fan e lo preghi di farti avere - e fare avere a tuo fratello Alessandro e al tuo amico Fulvio - una foto con dedica. Lettera che non ha avuto risposta.
Bene, caro Alberto, ora ti mostrerò nei fatti il vero significato di «quarto potere». Ti darò prova dell'onnipotenza di noi gazzettieri, che nemmeno il mago Zurlì è in grado di tenerci testa. Non a Silvio Berlusconi mi rivolgo, che ha altro a cui pensare, lui, ma al suo efficientissimo ufficio stampa. Colleghi! Qui si parla tanto di ricambio generazionale, di largo ai giovani e cose così. Ebbene, tre tredicenni - roba che io a tredici anni più in là di Pecos Bill non andavo - tre esponenti della nuovissima generazione mordono il freno nell'attesa di poter manifestare col voto la propria stima, la propria ammirazione, il proprio alto giudizio nel Cavaliere e nella sua parte politica. E, nell'attesa, del Cavaliere (occhio: non di Gattuso o di Zanetti) ambirebbero una foto con dedica. Si può loro dir di no? E allora, accontentateli. Sono certo che Berlusconi non potrà che compiacersi di avere tra i suoi sostenitori quei tre ragazzi. (Oh, nel caso la segreteria del Cav fosse oberata di lavoro e tardasse a trasmettervi la lettera di Alberto Diano, fatemi un fischio: ne ho copia). Ecco fatto, Alberto. Il quarto potere s'è messo in moto: fai conto d'avere le foto già in tasca (io, per non saper né leggere né scrivere, intanto incrocio le dita).