La foto del «Che» in uno spot Mercedes Scoppia la protesta degli esuli cubani

«Alcuni pensano ancora che il car sharing abbia a che fare col comunismo. Be', se è così, viva la revolucion!» Frase innocua, in sé, converrete. Moderatamente imbecille come tanti altri tristi slogan coniati da copywriter a corto d'idee che ogni giorno ci esplodono in faccia. Ma ci mette pochissimo a diventare sovranamente cretina, e perfino dirompente (dipende dalle orecchie di chi ascolta) se a pronunciarla è uno come Dieter Zetsche, numero uno della Mercedes-Benz; e se per vendere le sue automobili (perché poi il punto è sempre quello) si fa aiutare dalla faccia gigantografata di Ernesto Che Guevara che si allarga alle sue spalle. Il grande piazzista tedesco, disinvolto nel suo abito senza cravatta (se Marchionne va in giro in golfino…) è a Las Vegas, all'annuale Consumer Electronic Show, celebre festival mondiale del Consumismo. Deve promuovere le auto a emissioni zero della gran casa di Stoccarda, e per farlo scomoda la buonanima del «Che», quello bello ed eroico, romantico e affascinante immortalato da Alberto Korda; il mitico guerrillero heroico con tanto di basco, barba e giubbino che non mancava mai nelle camerette dei rivoluzionari da salotto di casa nostra, ai tempi.
Sta di fatto che il Che griffato Mercedes fa saltare la mosca al naso degli esuli cubani e della destra americana che ancor oggi pensa al comandante Guevara non già come al romantico guerrigliero felicemente contrabbandato in Occidente ma come a un assassino, degno compare di Fidel Castro e suo principale compagno di strada nella Cuba degli anni Cinquanta. Così, poche ore dopo la presentazione delle auto, parte sul web una furibonda gragnuola di insulti rivolti al Marchionne tedesco e alla Mercedes, costringendo quest'ultima a fare macchina indietro e a porgere le sue scuse a tutti quelli che si sono sentiti offesi.
Peccato, per Herr Zetsche. Sembrava così carina l'idea di modificare la celebre stella rossa che figura sul basco del Che con l'altrettanto celebre stella a tre punte della Mercedes. Peccato, perché le intenzioni del numero uno della Mercedes erano buone. Voleva dire, col suo stravagante accostamento all'immagine del celebre medico argentino prestato alla rivoluzione, che anche la Mercedes, nel suo piccolo, pensa «rivoluzionario». Si chiama «CarTogether», auto insieme. Ma che cosa ci sia di rivoluzionario in un'idea che circola già da anni, stentando ad affermarsi, non si capisce bene. Sta di fatto che la casa di Stoccarda scommette, e voleva farlo sapere, su un programma che consente agli automobilisti (di lusso) di riunirsi in gruppi, omogenei per collocazione geografica e per obiettivi di percorso quotidiano, in modo da condividere lo stesso veicolo riducendo con ciò le emissioni inquinanti nell'atmosfera. Tutto qua. Dimenticavano, a Stoccarda, che per la folta e agguerrita comunità cubana esule prevalentemente in Florida, tutto quel che ha a che fare con la rivoluzione castrista, costata migliaia di morti, torture e fucilazioni, non fa ridere per niente.