La foto dei partigiani? Sparite pistola e bomba

Il tarocco della sinistra: cancellate le armi nel cartellone ufficiale della Regione Liguria. Semiautomatica ed esplosivi adesso sono poco chic e non si devono vedere. Corteo di Milano, <a href="/a.pic1?ID=345299" target="_blank"><strong>La Russa avverte Berlusconi</strong></a>: &quot;E' una trappola&quot;

Genova La sinistra sente odore di 25 aprile e prova a resistere, resistere, resistere affidandosi ai partigiani della storia. A quelli che la storia la raccontano come verità infallibile e se non è come piace a loro la cambiano. Armati di mouse e di bianchetto rosso sempre in servizio permanente effettivo, perché le armi adesso fanno poco chic e devono sparire dalla storiografia ufficiale, anche se sono servite a liberare l’Italia.
E così il 25 aprile della Regione Liguria racconta la disarmante verità di una Resistenza disarmata. La ridicolizza sui manifesti affissi in tutte le strade con una fotografia più adatta alla Settimana Enigmistica che a una ricorrenza ufficiale. Tra l’immagine originale e quella taroccata da Claudio Burlando e compagni ci sono infatti due piccole differenze. Ma non serve aguzzare troppo la vista per notare i particolari. In entrambe ci sono gli stessi partigiani che pianificano un’azione sull’Appennino ligure, c’è lo stesso tavolo, c’è la stessa cartina. In primissimo piano, su quella usata per i manifesti delle celebrazioni mancano però una bomba a mano, modello «ananas», e una pistola semiautomatica, che i comandanti della Resistenza usano nell’occasione come fermacarte, agli angoli della piantina.
Se non è da questi particolari che si giudica un governatore, Burlando di certo non si dimostra un campione di credibilità, visto anche che i manifesti per il 25 aprile avevano già fatto storcere il naso agli storici. «Firmati» da consiglio e giunta regionale liguri, riportano infatti a tutto campo una frase del «comandante Bisagno», il partigiano genovese anticomunista Aldo Gastaldi, eroe scomodo soprattutto per la Resistenza ufficiale. Sulla sua misteriosa fine restano tremendi dubbi che coinvolgono gli ex compagni dal fazzoletto rosso e che sono stati sempre dimenticati dalla sinistra postbellica. Una fine alla quale è dedicato un intero libro scritto da un altro ex partigiano ligure, Elvezio Massai, detto «il Santo», che pubblica, tra le altre, anche la foto - vera - usata per il manifesto. E, contrariamente a quello che credono molti depositari della verità storica sulla Resistenza, in quella foto non c’è neppure «Bisagno». L’uomo in primo piano sulla destra, chinato sulla cartina, con il pizzetto, è invece proprio lo stesso «Santo». Che nella didascalia del libro si autocertifica la foto al di là di ogni ragionevole certezza dell’Anpi.
Dettagli per chi è abituato a far passare le suore e i pellegrini di piazza San Pietro per una folla plaudente pronta ad accorrere alla manifestazione del Pd al Circo Massimo. Dettagli per chi ormai da anni le storie di guerra e di liberazione è costretto a non farle più raccontare ai nonni ma ai nipotini. Quei nipotini che a trent’anni diventano presidenti della sezione dei partigiani d’Italia, salgono persino sul palco allestito in fabbrica per l’orazione ufficiale e, come è accaduto venerdì scorso allo stabilimento Fincantieri di Sestri Ponente, dopo poche battute perdono il filo e inseriscono il rinnovo del contratto integrativo dei metalmeccanici nel testo delle leggi razziali, incalzando il fez da gerarca ai leader di Cisl e Uil che lo hanno controfirmato.
Quello che comunque dovranno ora spiegare daccapo, i furbetti del computerino, è piuttosto il perché di tanto zelo. Posto che probabilmente in pochi avrebbero fatto caso a quei manifesti in giro per la Liguria, certo nessuno si sarebbe scandalizzato di vedere armi in mano ai partigiani. Quella pistola e quella bomba a mano piuttosto avevano un «difetto di fabbricazione». Le armi, una granata tipo Mk2 e una semiautomatica da ufficiali, erano quelle in dotazione all’esercito americano che liberò l’Italia. Cioè avrebbero magari messo in difficoltà chi ha sempre raccontato che la Liguria era stata liberata dalla Resistenza senza l’inutile aiuto alleato.
Nel dubbio, con una sinistra alla frutta, meglio mangiarsi anche l’«ananas» del partigiano. Tutt’al più, se proprio qualcuno si dovesse accorgere della taroccata, se dovesse fischiare il vento e infuriare la bufera sulla Regione, basterà spegnere la lampadina e lasciar calare il buio su questa storia. Lasciare che si raffreddi la resistenza.