Foto di Obama col turbante Hillary finisce sotto accusa

Un’immagine messa su internet rilancia le voci su «Barack l’islamico» e scatena le polemiche

da Washington

Eccolo lì il possibile - probabile - futuro presidente degli Stati Uniti: con una jallaba addosso e il turbante in testa. Un'immagine choc, che vola da meno di ventiquattro ore nell'etere dell'Internet e dei blog, accompagnata da rivelazioni e insinuazioni che non fanno molto per cambiarne la natura. È arrivato, a pochi giorni dalle primarie democratiche in Texas da cui dipende forse la sopravvivenza politica di Hillary Clinton, il bombardamento contro l'uomo che sta per portarle via la leadership del Partito democratico. Obama col turbante, Obama musulmano, Obama integralista. Obama, addirittura, che si fingerebbe cristiano per prendere i voti e poi, giunto alla Casa Bianca, instaurare la sharia negli Stati Uniti.
Questa ipotesi da fantascienza nera di quart'ordine non è nuova. Circolava già alle primissime battute dell'annata elettorale, distribuita dalla stessa catena di blog e attribuita alla stessa fonte: l'ufficio disinformazione dei coniugi Clinton. Questa volta in più c'è l'immagine. La tesi avanzata non è quella del complotto planetario ma la ricalca abbastanza da suscitare allarme e sdegno; o almeno è quello che i promotori dell'operazione si augurano. Il sito d'origine è il Matt Drudge, voce dell'estrema destra repubblicana, la fonte citata dell'operazione è lo staff della coppia leader dell'establishment della sinistra democratica. Maggie Williams, capo dell’ufficio di Hillary, fa un’implicita ammissione: «Se Obama vuole convincerci che una foto in abiti tradizionali somali sia offensiva, allora deve vergognarsi». Lo staff di Obama ha già reagito con aspre parole: «Proprio nel giorno in cui il senatore Clinton promette di restituire all'America il rispetto del mondo, il suo team è impegnato nella più vergognosa campagna di denigrazione di questa annata elettorale».
Ma dei problemi li ha anche Obama. La fotografia è vera: è stata scattata meno di due anni fa a Wajir, nel Kenya vicino al confine con la Somalia. Il senatore stava compiendo un viaggio nei vari Paesi africani e, come d'uso, ne indossava volta a volta i costumi nazionali. Lo fanno tutti. Abbiamo visto di recente anche Bush vestito da mandarino cinese. Ma il costume tradizionale di Wajir è somalo e il turbante islamico ha una parvenza di verità perché Barack effettivamente viene, dal lato materno, dal Kenya e da una famiglia musulmana. Lo era suo nonno, come lo stesso Barack ha raccontato nella sua autobiografia. Non lo era già più il padre, la madre veniva da una famiglia cristiano-protestante ma era anche lei "secolarizzata". Da bambino Obama abitò in Indonesia, ebbe un patrigno musulmano, frequentò alcuni anni le scuole islamiche prima di potersi permettere di pagare la retta di una scuola cattolica. Egli è membro di una denominazione protestante, ma la sua "genealogia" religiosa è complessa quanto le sue parentele: una nonna è musulmana, la sorellastra è buddhista, indonesiana di nascita, sposata a un cinese che è cittadino canadese. È tutta parte della "leggenda Obama", con la sua forza di speranza e con le sue debolezze e appigli.
Finora ha prevalso, come dimostrano anche le undici vittorie elettorali consecutive, il fattore speranza, ma la paura può sempre risvegliarsi. Ci fu già un falso allarme qualche mese fa quando le solite fonti rivelarono che Obama, una volta eletto al Senato, avrebbe pronunciato il giuramento di prammatica tenendo in mano il Corano invece della Bibbia. Non era vero: lo aveva fatto un deputato democratico del suo stesso Stato, l'Illinois. È rimasto, ben coltivato, il sospetto che negli anni in cui è vissuto in Indonesia il ragazzo Obama abbia frequentato anche moschee o madrasse integraliste. La calunnia è un'arma antica nelle campagne elettorali americane. Ne fu già bersaglio Thomas Jefferson, Madison e Burr finirono col battersi a duello, almeno due statisti di oggi, Bill Clinton e John McCain sono stati accusati di avere figli illegittimi "di colore", ma il caso Obama è evidentemente più complicato e più "colorito". Nessun altro copricapo eccentrico fa lo stesso effetto di un turbante sull'opinione pubblica americana. E ciò è vero in particolare nel Texas, lo Stato di Bush dove si vota fra una settimana e dove il solo cappello considerato veramente patriottico è quello da cowboy. Che quella vecchia foto sia stata lanciata proprio oggi, tre giorni dopo lo "scandalo" che si è tentato di montare contro McCain per la sua "amante-lobbista", non è evidentemente un caso. Non lo è neppure, forse, che in queste ore si stia diffondendo un altro allarme: ci sarebbe un complotto per uccidere Obama, magari a Dallas, perché si avvicina il quarantesimo anniversario degli assassinii di Robert Kennedy e di Martin Luther King.