Le foto rubate e la sicurezza: "E se al posto dell’obiettivo ci fosse stato un fucile?"

Dopo la denuncia al Comitato per i servizi segreti sarà aperta un'inchiesta sulla protezione del premier. Cicchitto, Esposito e Quagliarello: "Rifletta chi guida strutture dello Stato"

Roma Il fotografo Antonello Zappadu aveva tra le mani un potente teleobiettivo, quando immortalava gli ospiti di Villa Certosa. Ma se al suo posto ci fosse stato un terrorista armato di fucile ad alta precisione o una spia a caccia di segreti?
Vedere nelle foto rubate nella villa sarda di Silvio Berlusconi non solo il premier, illustri amici e belle ragazze, ma anche ignari agenti armati di tutto punto, vestiti di mimetiche e a cavallo di potenti motociclette, rafforza i dubbi sui sistemi di sicurezza e le loro falle.
Al Comitato parlamentare per la sicurezza i membri del Pdl sollevano vivacemente il problema della protezione del presidente del Consiglio, mentre infuria la polemica sull’uso dei voli di Stato. E ottengono la promessa di un’inchiesta.
Venerdì c’era stata la voce isolata di Carmelo Briguglio, ieri la denuncia veniva rilanciata da Fabrizio Cicchitto, Giuseppe Esposito e Gaetano Quagliariello. «Quale copertura, quale protezione hanno dato e danno al presidente del Consiglio le strutture dello Stato a ciò preposte, in primo luogo uno dei servizi segreti?», chiedono i tre parlamentari in una dichiarazione congiunta. E il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, rincara la dose, con un duro attacco ai responsabili dei servizi segreti: «Chi è strapagato per garantire la sicurezza dello Stato, letta la dichiarazione del Copasir e quella del sottoscritto, dovrebbe farsi un esame di coscienza ed assumere le decisioni del caso. Ci sono troppe tecno-strutture in Italia che costano ben più della politica ed offrono un pessimo servizio».
La risposta di Francesco Rutelli, presidente del Copasir, è il riconoscimento che ci sono due questioni di cui occuparsi, sullo stesso piano: «Accerteremo con rigore e serietà sia la correttezza nell’utilizzo dei velivoli gestiti dai servizi di sicurezza, nell’arco di tempo 1999-2009, sia l’adeguatezza della sorveglianza assicurata alle alte cariche e al premier». Il Comitato, che ha già chiesto informazioni dettagliate sull’uso negli ultimi 10 anni degli «aerei blu» del Cai, la compagnia dei servizi di sicurezza, allargherà dunque i suoi accertamenti al sistema di sicurezza attorno al premier.
Per Cicchitto, Quagliariello ed Esposito l’informativa chiesta dal Copasir sui voli di Stato, per essere «esaustiva», dovrà specificare quanti sono stati imbarcati come ospiti di rappresentanti dello Stato, cosa «che non comporterebbe alcun aumento di spesa» e, invece, se sono stati organizzati voli per persone senza ruoli istituzionali. Lì sì, che ci sarebbero problemi. Inoltre, aggiungono, c’è da vedere se oltre le più alte cariche dello Stato e del governo altri corpi dello Stato hanno usufruito di questi servizi. Gasparri concorda, ma soprattutto si dice «sconcertato ed allibito» per i «rischi drammatici» che Berlusconi e i suoi ospiti potrebbero aver corso. «Una preoccupazione tutt’altro che infondata».
Qualche protesta non manca dal centrosinistra. Rosy Bindi definisce «irresponsabile e inquietante il tentativo del Pdl di scaricare sugli apparati di sicurezza dello Stato la responsabilità di situazioni imbarazzanti». Questo, dice il vicepresidente della Camera, è «rimestare nel torbido». Anche per Massimo Donadi dell’Idv è «sconcertante» che il Pdl cerchi di «spostare l’attenzione sulla sicurezza e non su quanto accadeva nella villa di Berlusconi».