Fotocamere sui taxi contro i rapinatori

«Le auto bianche potranno essere d’aiuto alle pattuglie dei ghisa»

Gianandrea Zagato

Sono un bersaglio facile. Di più, allettante perché hanno sempre con sé l’incasso e in contanti. Sono i tassisti milanesi, poco meno di cinquemila vetture che giorno e notte sono diventate obiettivo sensibile. Piccolo esercito che, naturalmente, reclama maggior sicurezza per svolgere al meglio un lavoro che si fa sempre più difficile. Lo testimonia l’ultima rapina, quella avvenuta sabato sera a due passi dalla Casa della Carità di via Brambilla.
Cronaca che nei verbali della questura è scandita con le sequenze dell’accoltellamento del tassista che si era ribellato ai rapinatori, a quei tre clienti asiatici caricati alla stazione Centrale. Rischio di troppo per chi lavora sulle strade di Milano. E Palazzo Marino quindi risponde. Come? Finanziando un sistema antirapina sui taxi. «Riteniamo che ci sia bisogno non solo di più divise sul territorio in via preventiva ma pure di un reale ed efficace progetto di sicurezza passiva dei conducenti delle autopubbliche» dice Guido Manca.
Spiega della «concreta promessa di una maggiore attenzione verso una categoria, quella dei tassisti, costretta a convivere con la paura e con una mappa delle zone pericolose dove conviene stare lontani». Mappa che, di notte, vede in testa via Padova e piazzale Loreto ma anche via Ripamonti e la stazione Centrale. «Luoghi dove poter tornare tranquillamente a caricare e scaricare clienti, dove poter garantire un servizio alla comunità» chiosano le associazioni di categoria dei tassisti. Che, quindi, insieme all’amministrazione comunale danno vita all’operazione «taxi sicuro». «Taxi sicuro» che costa qualcosa come due milioni di euro, di cui la metà sostenuta da Palazzo Marino, e che è realizzata in sinergia con le quattro centrali radio-taxi (8585, 4040, 6900 e 4000).
«Soluzione individuata dopo alcuni incontri tra i tecnici del nostro assessorato e i responsabili delle centrali radio-taxi» aggiunge Manca: «Insieme abbiamo messo a punto un progetto che prevede l’installazione a bordo delle vetture di una fotocamera “nascosta” e una telecamera esterna collegate alla centrale della polizia municipale. Fotocamera e telecamera che entrano in funzione azionando con i piedi un pulsante posto in zona pedaliera e che, tra l’altro, fa scattare pure la localizzazione satellitare dell’automezzo». Replay quindi dell’intervento sicurezza già posto in essere per gli esercizi commerciali e per le farmacie, «anche in questo caso il Comune si fa carico delle spese al cinquanta per cento».
Ma, attenzione, quest’iniziativa consente ai tassisti di intervenire anche qualora assistano ad uno scippo: «L’utilità del sistema è dunque duplice. I tassisti diventano a loro volta “pattuglie ausiliarie” delle forze dell’ordine» dicono dalle centrali radio-taxi. Offerta di una costruttiva collaborazione (già annualmente gli allarmi provenienti dai taxi sono comunque una ventina) che nasce «dalla tecnologia» e che, in via sperimentale, parte dai «primi di gennaio»: «Saranno una decina di vetture che consentiranno di mettere a regime questo progetto aperto pure al collegamento con una ventina di agenzie di sicurezza e trasporto operanti sul territorio cittadino». Venti agenzie già pronte ad aderire al «progetto» che, garantiscono gli uffici comunali, «non riveste problemi relativi alla privacy del cliente» e che, tra l’altro, potrebbe perfino «entrare in funzione in occasione di eventi catastrofici».
Opzione messa nero su bianco nella relazione tecnica «di fattibilità» siglata dallo studioso di ingegneria Sergio Capezzali nello scorso mese di agosto. Studio che l’assessorato alla Sicurezza «considerando la criminalità un problema prioritario» ha trasformato in realtà. E a guadagnarci è Milano.
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