Fréjus, dopo il rogo ci vorranno mesi per riaprire il tunnel

Il ministro dei Trasporti Lunardi: «L’Italia e la Francia non possono rimproverarsi nulla»

nostro inviato

al Fréjus (Torino)

La Francia da ieri è un po' più lontana. Arriva in elicottero, sul valico del Fréjus, il ministro dei Trasporti Piero Lunardi. Da Oltralpe il suo omologo francese sta attraversando i quasi tredici chilometri di confine in auto. Sembrerebbe tutto in ordine fino al chilometro cinque, d'improvviso le pareti si tingono di nero, la luce evapora e l'asfalto si gonfia, come se un vulcano sotterraneo l'avesse scottato. La scorta e l'autista di Dominique Perben rallentano, fanno zig zag scansando le carcasse di qualcosa che fino a sabato sera erano quattro Tir, rottami che adesso sembrano fusi nel cemento nero sporco di fuliggine. Finalmente la luce. L'uscita. Poi l'incontro, veloce, quasi frettoloso, negli uffici del valico della Sitaf, la società che gestisce questo tratto d'autostrada unito dall'Europa. Serviranno mesi per riaprire la strada.
Soltanto due morti, probabilmente due camionisti, il bilancio di questa notte di fuoco che ha fatto riaffiorare gli spettri di sei anni fa, quando nella trappola del Monte Bianco persero la vita 39 persone. Adesso ha un nome e cognome anche la seconda vittima, forse anche lui era sul Tir carico di ferro andato liquefatto. È uno slovacco di 23 anni, Doliban Vukanovic. L'altra vittima è lo sloveno Pavel Blanarovik, di 24 anni. Ma tutto sommato è andata bene. Avrebbe potuto essere una strage, in quella galleria trasformata in forno crematorio. La temperatura ha raggiunto i mille gradi. «Insieme al collega Perben abbiamo verificato l'ottimo coordinamento tra gli operatori francesi e quelli italiani. Sul fronte della sicurezza non abbiamo alcuna manchevolezza da rimproverarci», ha spiegato Lunardi. Tutti i sistemi di sicurezza hanno funzionato. Non c'è stato nessun tipo di inconveniente». Sottolineando poi che «la sicurezza era già stata migliorata ai tempi dell'incidente al monte Bianco. Quell'episodio - ha aggiunto il nostro ministro - ci aveva insegnato cosa bisognava fare, soprattutto in termini di coordinamento tra le due squadre e sul fronte delle sale operative. Al di là delle due vittime che ci sono state, a cui rivolgiamo un doveroso pensiero doveroso, sabato ha funzionato tutto perfettamente».
Spento l'incendio nel tunnel e fatta una prima stima dei danni, il problema principale per i prossimi mesi sarà quello del traffico. Da deviare su percorsi alternativi, evitando che i bisonti della strada violino i percorsi alle auto. Per questo si è riunito a Roma il Centro di coordinamento nazionale di viabilità, l'organismo costituito presso il ministero dell'Interno e presieduto dal direttore della polizia stradale, Antonio Giannella. Ecco dunque predisposti una serie di seppur lungo strade più lunghe e tortuose. I percorsi alternativi studiati per quanto riguarda l'Italia sono fondamentalmente 4 e saranno indicati sui pannelli informativi: i mezzi al di sopra delle 26 tonnellate, per raggiungere la Francia potranno scegliere tra il traforo del monte Bianco o il confine di Ventimiglia, quelli fino a 26 tonnellate avranno anche la possibilità di utilizzare il valico del Monginevro, mentre quelli fino a 19 tonnellate avranno a disposizione oltre agli altri tre percorsi anche quello che passa per il valico del Moncenisio. I veicoli provenienti dalla Francia e diretti nel nostro paese, invece, dovranno uscire obbligatoriamente dall'autostrada a Oulx ovest (una decina di km dopo il traforo del Fréjus). Centodieci tonnellate di merci e 150 milioni di viaggiatori non possono aspettare.