Fragalà non ce l’ha fatta. Alfano: prenderemo chi l’ha ucciso

PalermoIl suo cuore non ha retto: alle 16.15 di ieri, dopo tre giorni di agonia, è morto Enzo Fragalà, l'avvocato penalista ed ex parlamentate di An, massacrato a bastonate martedì scorso da uno sconosciuto che lo ha atteso davanti al suo studio legale. Aveva 61 anni ed era attualmente consigliere comunale del Pdl a Palermo. Nella brutale aggressione aveva subito gravi lesioni cerebrali e da quel momento era rimasto in coma: la morte è avvenuta per arresto cardiocircolatorio dopo un attacco brachicardico che ha provocato il collasso.
Il figlio di Fragalà, Massimiliano, ha saputo della morte del padre in Procura dove era giunto per essere sentito dai Pm che conducono l’indagine sul pestaggio. Era stato convocato dopo le sue dichiarazioni ai giornali secondo cui la «missione» dello sconosciuto col casco integrale in testa potrebbe essere collegata anche alle attività investigative che, come avvocato, suo padre aveva svolto per alcuni processi in cui era impegnato.
In serata si sono radunati dinanzi all’ospedale amici e parenti di Fragalà. Sul posto i colleghi di lungo corso, Nino Mormino e Stefano Santoro. In lacrime anche il presidente dell'Ordine di Palermo, Enrico Sanseverino: «Mai si era arrivati fino a tanto. Questo vile omicidio è forse l'atto più grave nei confronti dell'avvocatura, mai avvenuto in questa terra». In serata è arrivato anche il presidente del senato Renato Schifani.
Molte le reazioni dal mondo politico. Il presidente della Camera Gianfranco Fini «collega» di partito, ma soprattutto amico da sempre, ha parlato di «vita stroncata da una violenza barbara e cieca». Il governo ha promesso una serrata caccia ai colpevoli. «Sarà compito specifico di tutti gli operatori di giustizia - ha detto il ministro della Giustizia Angelino Alfano - fare il massimo senza fermarsi finché non saranno individuati gli assassini e gli eventuali mandanti».
Sposato con Silvana Friscia, padre di due figli, tutti e due avvocati come lui, Enzo Fragalà aveva iniziato la carriera forense nel 1974. Esponente della destra estrema, come avvocato ha vissuto tutte le stagioni giudiziarie più importanti, dal maxiprocesso agli anni '90, alle stragi, ai processi politici.
Parallelamente, dopo avere fatto politica quasi esclusivamente in ambito locale e dopo essersi candidato nel Msi al parlamento, nel 1994 era diventato deputato di An alla Camera, ed era stato rieletto nel '96 e nel 2001. Complice l'infortunio legato alla vicenda del consulente della commissione Mitrokhin Mario Scaramella, da lui voluto come consulente e poi arrestato e condannato per violazione del segreto investigativo, Fragalà pagò il conto con la mancata ricandidatura alle elezioni politiche del 2006. Nel 2007 entrò al Consiglio comunale, come esponente del Pdl. Come avvocato difese anche suoi vecchi «camerati», tra i quali Carlo Cicuttini, condannato per la strage di Peteano e morto alcuni giorni fa, ma era impegnato soprattutto con «colletti bianchi», imprenditori e politici. Più di dieci anni fa Totò Riina si era rivolto allo studio Fragalà per essere difeso, ma l'avvocato si era rifiutato, essendo fortemente contrario anche Fini.
Durante gli ultimi anni aveva assistito anche costruttori disposti a fare ammissioni sul proprio ruolo, accusando mafiosi e colleghi. E proprio sulle carte del suo studio i carabinieri del Ros indagano, perché la pista più accreditata è quella legata alla sua attività di avvocato.