Fragasso: «Da killer quella bocciatura» «È denaro di tutti»

«Claudio Fragasso è un regista serio». Non lo dice Claudio Fragasso in persona, ma Gian Luigi Rondi nel suo articolo sul Tempo del 26 agosto sul film Concorso di colpa. E da regista serio replico all'articolo di Michele Anselmi sul Giornale.
Lui cita come referente della critica negativa al mio film Porro e un signore che scrive su un sito internet (chi lo conosce?) oltre, chiaramente, se stesso.
Io rispondo con gli articoli di Rondi (Tempo) Bottari (Messaggero) Tornabuoni (La Stampa). Frasi come: «Con un seguito di colpi di scena che il testo di Rossella Drudi e la regia di Claudio Fragasso dosano con abilità perché all’azione si accompagni, ansiosa, la tensione». (Rondi)... «Storia interessante e nuova. Film semplice, girato in modo efficace... Gli scontri con la polizia del passato e del presente son diretti bene (non capita quasi mai)... Buon soggetto e la sceneggiatura ben scritta» (Lietta Tornabuoni)... «Film, grazie al meccanismo del thriller, si tiene lontano dalla retorica. E il regista riesce a portare al cinema la generazione più raccontata del mondo, senza fare ricorso alla classica «operazione nostalgia» e, soprattutto, senza la morale» (Bottari).
Tutti questi articoli non vengono presi in considerazione da Anselmi che bolla il mio film come stroncato da critica e pubblico. Ora, come sempre, un regista italiano deve cercare di difendersi dal marchio d’infamia d'avere osato fare un film che non doveva essere fatto. Tantomeno da me. Non solo, Anselmi fa un giro di telefonate ai componenti delle commissioni (vecchie e nuove) per domandarsi: «Come mai avete finanziato una storia così scriteriata?». A questo punto sono io a domandarmi: «Ma se Anselmi è così bravo a stroncare sceneggiature e registi, perché non utilizza meglio il tempo facendo lui una bella “scrematura” al ministero, così si assume qualche responsabilità, dicendocelo in faccia e non dalla scrivania del suo giornale chi di noi è meritevole e chi no... E poi, quell’insinuazione così meschina, così squallida, che il mio film sarebbe passato contro il parere di altri... Che tristezza, Anselmi!... Che miserabilità!
Il secondo punto è l'incasso. Ahimè! Il film non è decollato bene. Ma spararmi contro al suo terzo giorno di programmazione, strombazzando il suo fiasco al botteghino, sa tanto di premeditazione. Di tattica da cecchino, di cacciatore col fucile carico a pallettoni.
Comunque Concorso di colpa si difende. È al tredicesimo posto, ha battuto alcuni film americani con più copie di noi e con maggior spinta distributiva.
Guarda caso la piazza dove il film va peggio è Milano. Perciò, se come prevedo, là verrà smontato (gli esercenti accennano anche alle pessime critiche dei giornali di Milano) farò omaggio ad Anselmi di quelle due copie che rappresentano la mia testa e quella del mio produttore Massimo Ferrero.
Cosicché possa esporle a mo’ di trofeo nel suo salotto buono, ridacchiandone, perché no, con qualche produttore americano che nel suo «slang», tra un drink e l'altro, domanderà: «Italian cinema... davvero è esistito?».
Vi ringrazio
Post scriptum Un film non conclude il suo percorso con la sala, ma dopo vendite home video - pay e free. Televisione ed estero... Solo dopo tutti questi risultati si può decretare il suo incasso reale.

Risponde Michele Anselmi
Claudio Fragasso è regista serio e legittimamente arrabbiato. Purtroppo non ha colto il senso dell’articolo. Non era un atto di killeraggio. Non si vuole la testa di nessuno, ci mancherebbe. Nel mettere insieme cinque titoli, non solo Concorso di colpa, tutti finanziati generosamente dallo Stato con la vecchia legge (dai 2 ai 3 milioni di euro a testa), sapevo di attirarmi addosso altre saette. Nondimeno confermo: i film, come la maionese, possono impazzire, però preferirei che succedesse con soldi privati, non ai danni dell’erario pubblico.
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