Fragomeni: «Pugile? Macché, uno squilibrato»

Oleg Fedchenko, il pugile ucraino che ha massacrato a pugni la donna filippina, si allenava alla «Doria» di Milano, storica palestra dove è cresciuto anche l’ex campione del mondo dei massimi-leggeri Giacobbe Fragomeni e che in passato è stata al centro di numerose polemiche essendo il centro sportivo preferito dagli estremisti e più recentemente dai naziskin.
Tra i titolari della palestra, che si trova ad un centinaio di metri da piazza San Babila nello stesso stabile che una volta ospitava l’Anpi, c’è anche Pasquale Guaglianone finito in carcere negli anni Ottanta come appartenente ai Nar di Giusva Fioravanti.
Lo scorso anno alla «Doria» si era iscritta anche Belen Rodriguez, l’ex fidanzata di Fabrizio Corona, appassionata della noble art. Alla Doria in molti ricordano Oleg Fedchenko, non tanto per le sue doti sportive, ma per la violenza con cui tirava i colpi durante gli allenamenti. «In allenamento - racconta un frequentatore della palestra - non aveva un atteggiamento violento, il problema è che era tecnicamente scarso, non ascoltava i consigli e apprendeva poco. Sul ring tendeva a picchiare e alla fine le prendeva».
Un giovane che con l’ucraino ha incrociato i guantoni lo ricorda come un tipo che non era in grado di controllarsi. «Non era bravo, era solo grosso - racconta -. Era il classico tipo che mena forte ma era incapace, si apriva e non stava in guardia. Insomma non picchiava perché cattivo ma perché.
E il non «fare a botte» fuori dal ring e non usare la violenza per strada sono regole che proprio Fragomeni ha imparato nei suoi anni di pugilato, quelli che lo hanno portato fuori dalla droga, dal difficile quartiere Stadera di Milano fino al titolo mondiale dei pesi massimi leggeri Wbc.
E adesso, dopo la notizia del pugile che si è accanito su una passante in strada massacrandola di pugni fino ad ucciderla, chiede un favore: «Sfatate quest’idea che noi pugili siamo delinquenti. Siamo persone per bene. Non ci permetteremmo mai di fare certe cose». «Quello - dice parlando di Fedchenko - non credo fosse un professionista ma uno squilibrato. Un professionista non si sognerebbe mai di alzare le mani». È una questione di disciplina, ma non solo, secondo Fragomeni. «I maestri insegnano a non usare la violenza fuori»: anche quelli della Doria, palestra dove Fragomeni si è allenato fino ad alcuni anni fa e che Fedchenko ha frequentato. «Sono cresciuto alla Doria - spiega - e in un quartiere inquietante e ho imparato a non usare la violenza. In palestra i violenti vengono allontanati. Ti insegnano a trattenere la violenza e chi non lo capisce esce, e la usa fuori». «Una persona normale - osserva - non fa una cosa del genere».