«Fraintese le mie parole, ora riprendiamo il dialogo»

Il Pontefice torna a parlare del caso Islam: «Volevo spiegare che la religione deve accompagnarsi alla ragione, non alla violenza»

Andrea Tornielli

da Roma

La citazione dell’imperatore Manuele II Paleologo «purtroppo ha potuto prestarsi a essere fraintesa», mentre il vero messaggio che Benedetto XVI voleva lanciare era ed è un invito «al dialogo della fede cristiana col mondo moderno e al dialogo di tutte le culture e religioni».
Papa Ratzinger, all’udienza generale in una Piazza San Pietro blindata ma non troppo - il Pontefice è arrivato come al solito a bordo della jeep scoperta - torna a parlare del caso Islam e delle polemiche suscitate dalla lezione tenuta il 12 settembre all’università di Ratisbona. L’occasione è il tradizionale bilancio del viaggio appena terminato. E questa volta Benedetto XVI spiega compiutamente il senso del suo intervento ammettendo per la prima volta che la citazione si è prestata a fraintendimenti.
«Come tema - ha affermato Ratzinger, più volte interrotto da scroscianti applausi di solidarietà - avevo scelto la questione del rapporto tra fede e ragione». «Per introdurre l’uditorio nella drammaticità e nell’attualità dell’argomento, ho citato alcune parole di un dialogo cristiano-islamico del XIV secolo, con le quali l’interlocutore cristiano, l’imperatore bizantino Manuele II Paleologo - in modo per noi incomprensibilmente brusco - presentò all’interlocutore islamico il problema del rapporto tra religione e violenza». Da notare che il Papa dice esplicitamente di aver scelto quelle parole per introdurre il discorso nella drammatica «attualità dell’argomento», vale a dire che il tema dell’irrazionale giustificazione della violenza nella religione è materia sulla quale bisogna poter discutere, se si vuole un dialogo vero. Benedetto XVI ha quindi preso nuovamente le distanze dalle parole di Manuele II, ed è la terza volta dopo la dichiarazione del cardinale Bertone e le spiegazioni di domenica scorsa all’Angelus. «Questa citazione - dice - purtroppo, ha potuto prestarsi a essere fraintesa. Per il lettore attento del mio testo, però, risulta chiaro che non volevo in nessun modo far mie le parole negative pronunciate dall’imperatore medievale in questo dialogo e che il loro contenuto polemico non esprime la mia convinzione personale». Si poteva formulare il testo diversamente, poteva essere più esplicita la presa di distanze; ciononostante il Papa ribadisce che ai lettori «attenti» (fra i quali non si può davvero annoverare la stragrande maggioranza di coloro che si sono indignati e hanno sobillato le piazze e magari provocato gesti violenti e inconsulti) doveva essere chiaro fin da subito quale era lo scopo del discorso.
«La mia intenzione - continua Ratzinger - era ben diversa: partendo da ciò che Manuele II successivamente dice in modo positivo, con una parola molto bella, circa la ragionevolezza che deve guidare nella trasmissione della fede, volevo spiegare che non religione e violenza, ma religione e ragione vanno insieme. Il tema della mia conferenza - rispondendo alla missione dell’università - è stata quindi la relazione tra fede e ragione». «Volevo invitare al dialogo della fede cristiana col mondo moderno e al dialogo di tutte le culture e religioni. Spero - aggiunge il Papa, citando il Concilio - che in diverse occasioni della mia visita - per esempio, quando a Monaco ho sottolineato quanto sia importante rispettare ciò che per gli altri è sacro - sia apparso con chiarezza il mio rispetto profondo per le grandi religioni e, in particolare, per i musulmani, che “adorano l’unico Dio” e con i quali siamo impegnati a “difendere e promuovere insieme, per tutti gli uomini, la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà”». «Confido quindi che, dopo le reazioni del primo momento - ha concluso Benedetto XVI - le mie parole possano costituire una spinta e un incoraggiamento a un dialogo positivo, anche autocritico, sia tra le religioni come tra la ragione moderna e la fede dei cristiani». E di autocritica ne dovrebbe fare anche chi, con reazioni inconsulte e ingiustificate, se non violente, ha dimostrato come il messaggio del Papa fosse tragicamente attuale.