Frammenti impazziti di un governo nel caos

Una sindrome di rallentamento delle funzioni cerebrali, con preludi alzheimeriani sta apparendo nell’attuale governo e in alcuni personaggi che lo sostengono. Ne appare colpito il premier, Romano Prodi, che, raccontano le cronache, due giorni fa, entrando in Parlamento, si è diretto con passo sicuro verso i banchi di An anziché verso quelli del governo. Lo rivelano inoltre altre sue uscite, quali quella sulla felicità degli italiani promossa dalle sue tasse e quella celebre sulla sicurezza del Papa in Turchia affidata alle guardie svizzere con relativa alabarda. Ne appare colpita anche la senatrice a vita Rita Levi Montalcini che si fa trasportare a braccia nell’aula del Senato, per sostenere con il suo voto, lei che è di religione ebraica, il governo più filo-palestinese e più antisemita e antiisraeliano che esista nel mondo occidentale. Sfumati segni di tale sindrome appaiono anche, e non da oggi, nell’eloquio disordinato di Adriano Celentano, e sono rappresentati dalle sue famose pause. Che, interpretate dai suoi cantori come manifestazioni di superiore capacità di incatenare l’attenzione dell’ascoltatore appaiono a un attento esame soltanto tentativi di riordinare le idee e di riprendere il filo perduto del discorso. Lo dimostra il fatto che il suo iperatteso ritorno nella trasmissione di Fazio è stato di una banalità sconcertante e ha preso quota solo quando è accorsa in suo aiuto Luciana Littizzetto. Ora è in arrivo alla Rai, per munifica concessione di Cappon, in cambio di un aumento del canone, Enzo Biagi. È gia nota la sua tematica di intrattenimento: sulla necessità del popolo di rivoltare i cappotti, sulla difficoltà di arrivare alla quarta settimana del mese, sul latte che manca per i bambini e sul peso insostenibile della spesa per il riscaldamento. Ma forse ora ci dirà anche lui che tutto va bene e che gli italiani dovranno capire quanta felicità portano quella settantina di tasse ideate e inferte agli italiani da Padoa Schioppa (se sarà ancora al suo posto).