Franca Ciampi telefona e Letizia si commuove

Al ministro solidarietà dal capo dello Stato e dalla moglie, oltre che da Berlusconi, Fini e Casini. Nessuna chiamata dall’opposizione

Giannino della Frattina

da Milano

Per Letizia Moratti il giorno dopo i fischi e gli insulti ha i colori caldi e i rumori rassicuranti di una mattina al mercato di via Rancati. Le grida sono quelle pittoresche dei bancarellari che cercano di vendere la verdura o le magliette appese agli ombrelloni. Zona viale Monza, quartieri popolari. Eppure la gente che la ferma sembra quasi sentirsi in colpa per lo scempio alla manifestazione del 25 aprile. Lei con il padre partigiano «bianco» ed ex deportato a Dachau, aggredita e costretta ad abbandonare il corteo. «Non ho mai avuto paura - ripete - ero solo preoccupata per papà e per la mamma che soffre di claustrofobia. Ma lui mi diceva di non preoccuparmi, che non sentiva niente. Che era stato in campo di concentramento e dunque era abituato a ben altro. Anche la mamma è stata coraggiosa. Poi sono stata con loro tutto il pomeriggio».
Una giornata difficile da dimenticare. Anzi, da dimenticare in fretta tornando alla campagna elettorale per le strade, nei mercati, fra la gente. Quella da convincere che un buon presidente della Rai e un buon ministro sapranno essere un buon sindaco per Milano. Squilla il telefonino e lei si sposta un po’. Qualche parola e la lady di ferro si commuove. Dall’altra parte c’è donna Franca, la moglie del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Parole da donna a donna che forse anche per questo arrivano più in fondo. Una telefonata divisa in due parti. Con la promessa che, al ritorno a casa, la signora Franca avrebbe potuto parlare con Paolo Brichetto Arnaboldi, il papà che ancora una volta ha saputo dare una gran lezione di dignità e coraggio.
Poi la visita del sindaco Gabriele Albertini e le altre telefonate ufficiali. Quelle del presidente della Repubblica, del premier Silvio Berlusconi, del vice Gianfranco Fini, del presidente Pier Ferdinando Casini. Solidarietà dal centrosinistra? «Moltissima - confessa la Moratti -. Ho letto tante dichiarazioni sui giornali». Sì, ma qualche telefonata? «Per la verità no. Nessuna». Detto con un sorriso, senza vena polemica verso chi probabilmente preferisce una dichiarazione retorica e qualche riga sui giornali. «Solidarietà da coccodrilli - taglia corto il vicesindaco Riccardo De Corato -. Fanno finta di dimenticarsi che quelli dei fischi e degli insulti sono gli stessi che hanno votato per Prodi e che il 28 maggio voteranno per l’ex prefetto Bruno Ferrante candidato del centrosinistra». Spietato è invece l’attore e consigliere regionale del Pdci Bebo Storti che giustifica fischi e insulti. «Un ministro che è riuscito a fare una riforma scolastica come la sua - spiega - non può nascondersi dietro le spalle di un vecchio e non può rilasciare interviste condite da lacrimucce. Non è dignitoso per quel vecchio, non è dignitoso per racimolare qualche voto in più, non è dignitoso aver strumentalizzato il 25 aprile per fini personali».
«Sono felice di esser scesa in piazza - replica la Moratti -. È stato un momento di partecipazione come cittadina e figlia di un deportato. Per me l’episodio è chiuso, mi auguro che questo serva a tutti noi per capire che dobbiamo lavorare per un Paese unito, dove i valori della libertà e quindi il rispetto di idee diverse prevalgano sull’intolleranza». E di intolleranza nel corteo dove si sono bruciate anche le bandiere di Israele ce n’è stata davvero tanta. «In un momento come questo - aggiunge la lady ministra - in cui l’antisemitismo è presente e questo popolo è minacciato, sono felice di essere scesa in piazza per testimoniare che i valori di libertà, unità e democrazia devono essere i nostri valori. E per questo si deve combattere fino alla morte».