Francesca in bilico tra paure kafkiane e i sogni di Marquez

La parola. Agitata prima dell'uso, resa duttile, porosa. Straziata e ricomposta. La parola che implode e schizza vita e oltre. Raffele Francesca intona un canto libero e scrive «La ninfa, il principe, il drago e altri racconti». Lirico e dissacrante. Gli echi sono di Hesse. La grazia sfumata nella giostra dei suoni, le descrizioni che non sono sovrastruttura e il vortice di bellezza, pulsioni, profumi. Parte dal sogno e ti piccona l'anima. Ti racconta una favola, incrocia i tempi, sdoppia il personaggio, lo aliena, lo maschera e lo rimette in scena. Il libro cresce in tre sezioni. La prima, il Cavaliere dei fiori, è un test. Mica facile entrare mani, piedi e testa nella vertigine che Francesca appresta. Kafkiano nella rappresentazione, tra essere e apparire, si gioca la perplessità del lettore. Con le incursioni dei grandi della letteratura a buttare l'osso che ti devi rosicchiare da solo. Ossessione e sentimento del contrario. Aria da deserto dei Tartari di Buzzati. Quanto Novecento ci ha spremuto dentro Francesca. Minimale e ruvido, quasi crudele, nel paradosso della Voce Amica, ne L'inquilina del piano di sopra. Atmosfere di parole che crollano sugli escrementi di cane che ricordano una foglia di quercia ne La passeggiata notturna. E il successo conquistato con la capacità di sparire che per questo ti fa notare. Spilli, sterzate, affondi in un passato che è storia familiare. Indulgi, che naufragare t'è dolce in questo mare.
La seconda sezione, Il Cavaliere dei fiori, si dilata e accelera. Francesca ha tracciato le coordinate e dà la stura ad un compiacimento che è sottile tortura. La zampata arriva alle spalle e ti sbatte per terra. Segui le piroette d'artista e i virtuosismi ad esagerare. Abbassi la guardia e finisci sfracellato a terra come il Giovanni Tettamanzi di «Metamorfosi». Galleggi tra Calderon de la Barca, Borges e «Beautiful mind». Quadri che ritraggono drammi fioriti dall'incanto di suoni ed emozioni. I grandi temi sfogliati in stanze asettiche dove la parola è il gancio alla parete. «Il mercante dei ricordi», un patto col diavolo: i ricordi in cambio dell'immortalità. Che sfiora il Marquez di «Cent'anni di solitudine», della memoria che scivola e i Buendia ad appuntare i nomi sulle cose. Poi le parentesi sul privato filtrato ne «La carrozzella» o il teatro dell'assurdo di «Giochi infantili», dove il bambino è icona cinica, dove lo spunto è il quotidiano dei piccoli gesti. Un bimbo che sulla spiaggia sta costruendo una bomba e un uomo che lo osserva. Strato di sassi, strato di rena umida, strato di sabbia asciutta. Il bimbo si allontana per fare merenda, «non toccarla, potrebbe esplodere». L'uomo solleva l'ardesia e si ritrova al reparto grandi ustionati in pericolo di vita. C'è Edgar Allan Poe e «Shining» di Kubrick, c'è la follia distillata nel sogno de «L'uomo dei palloncini» o la solitudine asfissiante de «La bimba dei giardini pubblici».
Apre la terza sezione, Storie Immaginarie. Lo spazio è per i personaggi storici, ma anche per figure consuete e pure esemplari, come Giobatta Parodi o Chiarina dei limoni. Come il barbone Marcello Dutti o la vedova che vuole per il marito morto una bara col coperchio di cristallo, (l'anti-Biancaneve) per essere certa che sia definitivamente sparito dalla sua vita. «Questo piccolo libro può essere considerato un atto d'amore in cui, mi auguro, balzacchianamente, tout se tient», anticipa l'autore nella prefazione all'ultima sezione C'è l'amore nei confronti di Genova e dei suoi pittori. L'amore verso Marcel Schowb e il suo imperativo «scrivere bene», e «l'amore nei confronti della letteratura che oggi , da scrittori impegnati, minimalisti, trash, pulp, cannibali... viene ignorata, violentata, dimenticata».
Raffaele Francesca, «La ninfa, il principe, il drago e altri racconti», edizioni Ecig, 280 pagine, 18.80 euro.