Franceschini accusa il centrodestra per una legge firmata da Prodi

Roma«Dario, Dario... ma perché fai così!?!». Qualcuno nel Pd dovrebbe pure cercare di avvertire Franceschini che più apre la bocca, più combina guai. Passi che si metta il cappello da ferroviere per non lasciare i binari a Berlusconi, che si faccia fotografare tra mucche o ortaggi per non perdere il contatto col mondo rurale, o si ostini a chiedere soldi per i precari pur sapendo che le casse dello Stato sono in rosso, ma che nessuno dei suoi lo avverta delle gaffes che semina anche in contesti istituzionali, pare troppo.
Giovedì scorso, nel dibattito in aula alla Camera sul pacchetto sicurezza varato dal governo, il segretario del Pd ha voluto far sentire la sua testimonianza: un attacco pesante a chi pensa di poter risolvere i problemi della criminalità servendosi delle ronde, scordando che già qualcuno aveva pensato di spedire in giro gente con la camicia di uno stesso colore, una denuncia di sordità alle critiche fatte trasparire dall’Onu, dall’Unhcr, dai vescovi. E fin qui - sia pur trattandosi di demagogia politica - ci si poteva anche stare. Il problema è che subito dopo, il numero uno del Pd ha fatto risuonare un’ulteriore, accorato grido d’allarme: «Avete previsto addirittura l’obbligo di denuncia per chi ospita un clandestino nella propria abitazione! Così, anziani che ospitano una badante non in regola dovranno denunciarla per non essere incriminati per favoreggiamento al reato di clandestinità!».
Giù applausi dai banchi della sinistra. Ma a questo punto ci si deve chiedere se, anziché di stima, quei battimani non celassero in realtà altri propositi della serie “vai avanti tu ché a noi ci viene da ridere”. Perché in realtà la norma che recita “chiunque, a qualsiasi titolo, dà alloggio ovvero ospita uno straniero (...) è tenuto a darne comunicazione scritta entro 48 ore all’autorità locale di pubblica sicurezza”, altro non è che l’articolo 7 del decreto 59, 1998. Convalidato da Scalfaro e firmato nell’ordine da Prodi, Turco, Dini, Napolitano con il benestare di Flick e Ciampi. Insomma si tratta del ben noto decreto Turco-Napolitano che già 10 anni or sono prevedeva che chi accogliesse un immigrato aveva l’obbligo della denuncia. Domanda: lo ignorava Franceschini o sotto sotto la sua è stata una denuncia contro l’attuale capo dello Stato? A sinistra oggi, a richiesta di chiarimenti, tacciono con non poco imbarazzo. Aggravato da un’altra scoperta: che contro i badanti «non in regola» per dirla col segretario del Pd, si era espresso poi con estrema chiarezza anche l’ex-ministro (sempre del Pd) Bersani che, col decreto che porta il suo nome - 28 luglio 2006 - aveva deciso sanzioni «contro l’impiego di personale non risultante dalle scritture o da altra documentazione obbligatoria».
Insomma, in un colpo solo - e tra gli applausi (ignari o maligni?) della sua compagine - Franceschini in seduta solenne della Camera dei Deputati è riuscito a tirare un clamoroso calcio negli stinchi al presidente della Repubblica e all’ex-ministro dello sviluppo economico dell’ultimo governo Prodi. Passi per quest’ultimo, visto che ha già detto di voler sottrarre la poltrona di leader del partito democratico proprio all’ex-dc di Ferrara. Ma che Franceschini colpisse basso il titolare del Quirinale, già alle prese con una campagna di stampa che in queste ore ricorda come fu proprio lui, nell’ottobre del ’97 a perorare a Montecitorio «indispensabili misure di respingimento o espulsione di quanti siano penetrati clandestinamente nel nostro territorio» è cosa che sul colle hanno colto con malcelata insofferenza. Tanto che, dietro garanzia d’anonimato si fa notare, come il segretario del Pd abbia fatto scena muta - destando qualche scalpore - quando l’anno scorso a Ballarò gli fu chiesto a quanto ammontavano Pil e debito pubblico del nostro Paese, mentre stavolta è andato più dannosamente oltre le righe. «Forse - si osserva - è meglio che se ne stia zitto...».