Franceschini per battere Berlusconi s’inventa cavaliere. Dell’Apocalisse Il segretario democratico chiama alle armi in vista delle Europee: «Premier clerico-fascista. Se vince, inimmaginabile ciò che farà»

CATASTROFISMO Dalla crisi economica ai rischi per la democrazia, su tutto toni drammatici

RomaAltro che Caporetto e la linea del Piave, qui siamo a Masada, anzi a Jonesville. Il fresco leader del Pd chiama alle armi l’intero popolo del centrosinistra, i nostalgici dell’Ulivo nostrano e mondiale, i delusi dalla precedente gestione, anche i ragazzi del ’98 (di entrambi i secoli) e quanti han già optato per il mare in vista delle prossime elezioni, affinché levino i cuori e gli scudi ergendo un argine contro l’oppressore. Che è ovviamente il Cavaliere nero, il cui tallone sta per opprimere l’Italia sotto una dittatura più feroce del nazifascismo. «Inimmaginabile» addirittura, avverte Dario Franceschini. Dunque stringetevi a coorte, amici e compagni, mobilitatevi anche dalla sinistra radicale e alternativa per portar l’acqua, pardon il «voto utile», al Pd, l’unica diga possibile. Quello, il feroce dittatore, alle europee rischia di «stravincere» come ha «stravinto» in Sardegna, ammette il successore di Walter Veltroni. E se va così, non abbiate dubbi: finiremo tutti nel baratro come i topolini ammaliati dal pifferaio di Hamelin.
Credete che si stia esagerando, si voglia far caricatura delle parole di Franceschini? Non ve ne è alcun bisogno, il segretario del Pd fa tutto da solo: supera in grandezza il predecessore, scavalca in catastrofismo Antonio Di Pietro e lo rende inutile, stupisce e sorprende sparando sempre più in alto. Per quest’ultimo allarme lanciato oggi dalle pagine dell’Espresso non risparmia i toni tragici e i colori foschi, fa mostra di realismo ammettendo una disfatta peggiore di Caporetto, per prevedere ed annunciare un futuro apocalittico ormai imminente. «La Sardegna era la prova generale per quello che potrebbe venire dopo», esordisce Franceschini per poi scoprire: «Berlusconi non voleva vincere, ma stravincere. E se stravince alle europee, grazie all’astensionismo e alla delusione nel nostro campo, quello che potrà fare dal giorno dopo è inimmaginabile». L’intervistatore si stupisce, gli sembra esagerata questa minaccia «inimmaginabile», ma quello invece di sfumare conferma e addirittura carica: «Cavalco il realismo. Ci sono segnali sufficienti per capire che Berlusconi metterà in campo un disegno di riprogettazione istituzionale, di svuotamento della Costituzione e del Parlamento in chiave decisionista». E poi, a Berlusconi che gli dava del catto-comunista ha risposto così: «Magari sarebbe utile che il suo consulente di storia del movimento cattolico gli spiegasse che lui tecnicamente è un clerico-fascista». Da mozzare il fiato, far sembrare Veltroni un pacato contendente e Di Pietro un lord inglese. Ma non c’è dubbio che se Attila è alle porte, sta architettando un piano di «riprogettazione istituzionale», vuole «svuotare» la Costituzione e il Parlamento, qui occorre la mobilitazione generale, anche il Piave non basta, bisogna asserragliarsi a Masada nell’estrema difesa, meglio ancora radunarsi a Jonesville. Non vi dice niente quest’ultima località? Era il recinto eretto in Guyana dalla setta del Tempio del Popolo, dove il 18 novembre 1978 il «reverendo» Jim Jones donò la «salvezza» ad un migliaio di suoi fedeli con barili di cianuro.
Ma ci crede davvero? In verità si rivela contraddittorio, perché nella stessa intervista Franceschini si dice fermamente «convinto che il Paese è contendibile. Per renderlo tale nel concreto, Berlusconi va incalzato sulla capacità di governare», e spiega: «Loro non stanno governando: continuano a mobilitare il consenso, con gli annunci, e sono in campagna elettorale permanente. Alla fine l’opinione pubblica si stancherà di sentirsi promettere sette-volte-sette sempre le stesse cose, gli stessi finanziamenti, le stesse risorse». Ma se è così, perché mai il Cavaliere nero dovrebbe «stravincere» anche a giugno? Il popolo non è mica bue, no!?
L’impressione è che il pur abile Franceschini, nell’ansia di occupar le scene ne spari una al giorno, entrando così nel tunnel di doversene inventare di sempre più fragorose. Prima lo stipendio per tutti, poi la tassa sui ricchi, ora Berlusconi che se per Di Pietro è Peron per lui è peggio di Hitler. Domani che tirerà fuori dal cilindro? Ma poiché per quanto si voglia scavalcare c’è sempre qualcuno più a sinistra di te, a smontare il segretario del Pd provvede il comico Beppe Grillo, che lette le parole di Franceschini mentre presentava il suo candidato a sindaco di Bologna ha sentenziato: «Veltroni è uno che in 24 ore ti scordi anche che faccia aveva. Era il nulla e non rappresentava nulla. Franceschini è ancora oltre il nulla, è l’antimateria».
Ineffabile e sibillino però, Massimo D’Alema risponde così alla richiesta di un giudizio sul successore di Veltroni: «Franceschini mi pare che stia lavorando bene. Con lui non siamo più condannati a vivere di polemiche. C’è un clima sereno e non ci sono più dissidi interni». Se lo dice lui...